lunedì 8 ottobre 2012

Avanti chi gioca!

Vi ricordate i giochi che amavate da piccoli? Quelli da cui non vi separavate mai, che nascondevate nella cartella prima di andare a scuola, quelli che vi facevano sentire a casa ovunque, che vi facevano divertire e vi aiutavano a creare mondi fantastici nei quali potevate rifugiarvi non appena tutto quello che avevate intorno diventava a un tratto incomprensibile?
Io avevo un orsetto malconcio che mi trascinavo dietro da quando avevo due anni, che mi portavo a scuola anche se era severamente vietato. Una bambola che qualche sadico aveva estratto da sotto un cavolo e che aveva provveduto a farmi recapitare con tanto di certificato di nascita e folti capelli rossi. E tanti Lego con cui costruivo prevalentemente animali, perché castelli e caserme dei pompieri mi annoiavano a morte.
I giochi che un bambino sceglie come compagni di viaggio rivelano molto di lui, della sue ambizioni, delle sue paure, dei suoi sogni.


Gabriele Galimberti ha ritratto in 18 mesi bambini di 50 paesi diversi, circondati dai loro giocattoli.
Il progetto è nato all'interno di un altro reportage fotografico, CouchSurfing, che l'ha portato in giro per il mondo, ospite letteralmente dei divani degli altri. Gabriele ha fotografato le famiglie che l'hanno accolto, ha conosciuto i loro amici e giocato con i loro bambini.
Da questa esperienza è nata la costola Toy Stories.






L'approccio con i bambini avveniva sempre attraverso il gioco e al gioco era diretto. Dopo essersi guadagnato la loro fiducia, Gabriele disponeva i giocattoli spesso in modo simmetrico attorno a loro, creando una sorta di installazione.





Gli scatti che sono nati  da questa esperienza ci parlano di dolore, speranza, rassegnazione, gioia, solitudine, incapacità di arrendersi, anche attraverso gli oggetti che li animano e di cui sono involontari protagonisti.





Come fa notare giustamente Galimberti, nella maggior parte del mondo non sono i giochi a cambiare, quelli rimangono più o meno gli stessi, ma è l'approccio a essere diverso. Nei paesi in cui ci sono meno possibilità, e di conseguenza anche meno giocattoli,  i bambini sono però più disposti a condividerli e a prediligere i rapporti interpersonali e il gioco collettivo.
Ovviamente questa non può valere come regola, ma a me sembra un'osservazione sensata.




Se volete sapere di più sul progetto, vi invito a leggere la bella intervista che il fotografo ha rilasciato al sito Villekull Smal Design.




Mentre se volete essere aggiornati sul lavoro completo dell'artista, questo è il suo sito.

Prima di chiudere però desidero fare un'altra piccola osservazione, a costo di sembrare ossessionata. In questa, certamente ridotta, galleria fotografica non ho visto fare capolino nemmeno un libro.
Manco per sbaglio.

3 commenti:

  1. Bel progetto. Sembra una ovvietà ma quello che colpisce più di tutto sono certi sorrisi inversamente proporzionali al numero dei giochi

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    Risposte
    1. verissimo, l'ho pensato anch'io. quando si tratta di bambini,l'immediatezza di ciò che è veramente importante risalta dallo sguardo e dal sorriso.

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  2. Veramente un bel progetto e ho notato anche io che chi ha meno sorride di più

    p.s. anche io avevo la Camilla;-) e guai a chi la toccava..

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