mercoledì 7 settembre 2011

De André spiegato ai bambini




Alla seconda ora di coda trascorsa in macchina, su una strada qualsiasi del nostro Belpaese, che fugge da una terra bagnata da un mare qualsiasi, una terra spesso fraintesa - devo dire molte volte a ragione - mi sono chiesta:
è bello tornare bambini e rivivere l'emozione di cantare insieme ritornelli e filastrocche leggiadri, narrando le gesta di 44 gatti che decidono di okkupare un condominio, della nonna pina che come cucina lei le tagliatelle non le cucina nessuno, di un'arca stipata di animali che pure si ostina ad aspettare l'unico che probabilmente avrebbe fatto bene a rimanere a terra, il liocorno (non me ne vogliano gli animalisti).

MA c'è sempre un ma che viene a macchiare ogni situazione altrimenti idilliaca.
io ricordo che da bambina, nelle lunghe ore in coda sulla stessa strada qualsiasi della stessa terra qualsiasi, mio padre e io cantavamo La voce del padrone di Franco Battiato, sentendoci in pace col mondo e dalla parte dei giusti, di quelli che non si piegano al consumismo discografico dilagante. Io avevo sei anni, l'età di Mia adesso, e, potete credermi o no, non sono cresciuta con particolari turbe, almeno non visibili a occhio nudo.

A mio padre devo anche la frequentazione assidua di un tale, Fabrizio De André, che io considero - e non ho certo scoperto l'acqua calda dato che già lo aveva sostenuto con forza e contro molti indignados la Nanda Pivano ai bei tempi che furono - uno dei più grandi poeti del Novecento.

La particolarità di De André è che la sua sintassi melodica, che si è realizzata soprattutto nei primi lavori in ballate di origine provenzale, o in musiche popolari e folkloristiche delle sue terre di appartenenza, è facilmente orecchiabile (passatemi il termine pop). Questo fatto, a dispetto dei temi trattati, le rende immediatamente fruibili a chiunque, soprattutto ai bambini. I quali certo non saranno in grado, specialmente nella fascia d'età a cui mi riferisco, di recepire il messaggio che portano con sé e le canteranno con la stessa inconsapevolezza con cui intonano Il coccodrillo come fa. Ma lasciatemelo dire, avere a che fare spesso con le Idee (e uso non a caso la lettera maiuscola), pur senza comprenderle a fondo, farà in modo che queste vengano assorbite non solo dalle orecchie e dall'intelletto, ma dalla pelle, da ogni organo vitale, per poi depositarsi stabilmente e con effetti benefici duraturi in quella porzione di cuore dove risiedono l'amore e il rispetto per l'altro, sotto qualunque veste si presenti, il desiderio di uguaglianza e la libertà di pensiero. Tutte qualità di cui un bambino, una volta diventato adulto, non dovrebbe fare a meno.

Ho deciso quindi di redigere una sorta di collezione virtuale di brani che secondo me sono perfetti da ascoltare insieme ai più piccoli. Ho accompagnato ogni titolo con le parole di Fabrizio, che spiegano benissimo da sole il motivo della mia scelta.
Ho di proposito evitato di inserire Crêuza de mä, l'album in dialetto genovese realizzato nel 1984. Per quello c'è tempo, è l'album della mia terra qualsiasi, quella bistratta e fraintesa spesso a ragione. Per quello dovranno essere pronte e consapevoli di quali sono le loro radici.
Nel frattempo, buon ascolto...

La città vecchia - Tutto Fabrizio De André 1966
se tu penserai, se giudicherai da buon borghese
i condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

Bocca di Rosa - Volume I 1967
si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare il cattivo esempio

La guerra di Piero - Volume III 1968
e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore

Geordie - Nuvole barocche 1969
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent'anni ancora
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora

Il pescatore 1970 ma nella versione riarrangiata in concerto dalla PFM del 1978
gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete, ho fame

Il sogno di Maria - La buona novella 1970
Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l'immagine, stinse il colore,
ma l'eco lontana di brevi parole
ripeteva d'un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era
- Lo chiameranno figlio di Dio -
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.

Il testamento di Tito - La buona novella 1970
Il quinto dice non devi rubare
e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Canzone del Maggio - Storia di un impiegato 1973
se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti



Via della povertà - Canzoni 1974
A mezzanotte in punto i poliziotti
fanno il loro solito lavoro
metton le manette intorno ai polsi
a quelli che ne sanno più di loro,
i prigionieri vengon trascinati
su un calvario improvvisato lì vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati
che passeranno tutti dal camino
e il vento ride forte
e nessuno riuscirà a ingannare il suo destino in via della Povertà

Volta la carta - Rimini 1978
Non ha senso riportarne solo una strofa. questa canzone è tutta un divertissement poetico che, soprattutto ascoltato dal vivo, fa girare la testa e fa venire voglia di intrecciare i capelli e ballare a piedi scalzi

Fiume Sand Creek - Indiano 1981
Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l'albero della neve
fiorì di stelle rosse
ora i bambini dormono nel letto del Sand Creek

Franziska - Indiano 1981
Hanno detto che Franziska è stanca di posare
per un uomo che dipinge e non la può guardare
filo filo del mio cuore che dagli occhi porti al mare
c'è una lacrima nascosta che nessuno mi sa disegnare.

Se ti tagliassero a pezzetti - Indiano 1981
se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso

Khorakhane' - Anime salve 1996
La riporto tutta, è in assoluto la mia preferita, un capolavoro di amore, rispetto e capacità di accogliere l'altro, doti che di questi ci difettano completamente.

(a forza di essere vento)
Khorakhanè: tribù rom di provenienza serbo-montenegrina
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta
Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali


Dolcenera - Anime salve 1996
e la moglie di Anselmo sente l'acqua che scende
dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza
così fu quell'amore dal mancato finale
così splendido e vero da potervi ingannare

Per le tracce audio ho preferito scegliere quelle live, la maggior parte tratte dal concerto tenuto al teatro Brancaccio di Roma nel 1998, l'anno prima della sua morte, e da cui è stato realizzato un DVD edito dalla Sony/BMG.

6 commenti:

  1. Mi hai fatto venire in mente che io e mio padre, quando adivamo a sciare la domenica cantavamo ...all'ombra dell'ultimo sole si era assopiiito un pescatoreee e aveva un solco lungo il visooo come una specie di sorriso. Nara na na na na na na, nata na na na na na.
    Grazie.

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  2. Quindi anche per te non solo coccodrilli, zebre innamorate, liocorni et similaria... brava, i risultati si vedono!

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  3. e scusate eh....io che son cresciuta con Bach e Arcangelo Corelli e le canzoni degli alpini .......a corrente alternata?

    Giusto per rendere l'idea...Bach lo conoscete tutti..ma scoppiatevi queste due:


    joska la rossa: questa consiglio di aspettare di arrivare almeno a metà per sentire il ritmo...:

    http://www.youtube.com/watch?v=CD_6Rc2nXgQ&feature=related

    signore delle cime, fra l'altro bellissima e commovente, ma immaginatevela a otto anni , cantarla in macchina?

    http://www.youtube.com/watch?v=cT8rDYLuXYQ&feature=related

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  4. e comunque post meraviglioso!!!! De Andrè...TUTTA UN'ALTRA STORIA...!!!!!

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  5. anch'io cantavo il signore delle cime.... non ci si può credere! adoravo tutte le canzoni degli alpini soprattutto quelle tristi, poi ci credo che de andré mi scivolava come acqua fresca... le sfighe degli alpini erano incommensurabili!

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  6. si...capisco la sensazione!!
    PIERO PER SEMPRE!!!!!!!!!!!!!

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