mercoledì 25 settembre 2013

Facciamo un atto di fede



PREMESSA
Ho studiato tredici anni dai preti in gioventù. Anni in cui prima delle lezioni si andava a messa. Anni in cui l'incenso sostituiva il deodorante e ci si alzava tutti in piedi quando entrava il professore e si diceva la preghiera. Adesso non ci si gira neanche più. Anni in cui, oh ma quello lì non è....? Ma non era prete? E che ci fa con una donna? Anni in cui l'educazione sessuale ce la facevamo su Cioè e non baciarmi troppo forte che sennò mi metti incinta. Anni di cori, organi e di Symbolum77, che però è vero che con la musica ci si sente una cosa sola.

Io adesso non credo più. E non è che non credo a Dio, ma credo a Buddha o alle dea Vishnu. Non credo a niente, ma è un problema mio e non è nemmeno il nocciolo della questione.


SVOLGIMENTO

Ieri ti ho iscritto a catechismo.
No non è vero che ti ho iscritto, ho portato a casa il foglio dell'iscrizione, ed è lì, attaccato al frigo come tutte le cose che sono in attesa di essere vagliate e approvate.
Servono entrambe le firme dei genitori, che da quel momento in poi si impegneranno a educarti nel rispetto della religione cattolica, a insegnarti la partecipazione e a farti respirare in casa un'atmosfera cristiana. Per ora quegli spazi sotto i nostri nomi sono rimasti bianchi.
Proprio perché ho rispetto per chiunque nutra qualsiasi sentimento di fede, non posso scimmiottare qualcosa che per altri è sacro.
Il rispetto dei valori cristiani non sarà mai messo in discussione laddove questi principi si attengano agli insegnamenti del Vangelo, e non a devianze para ecclesiastiche. L'amore e il rispetto per gli altri sempre, l'onestà mentale e intellettuale, avere sempre lo sguardo avanti e una mano indietro per aiutare chi non ce la fa, il perdono. Ma questi sono principi di comune buonsenso, che stanno alla base del nostro vivere civile.

Ieri abbiamo avuto una conversazione seria e illuminante.
Ti ho chiesto cosa pensavi del fatto che avevi la possibilità di iscriverti a catechismo e tu mi hai detto di non essere convinta, perché non pensi che si viva una sola volta e credi che l'anima torni sulla terra sotto altre forme. E questo non è quello che ti avrebbero insegnato. Mi hai detto che volevi conoscere anche altre religioni e mi hai fatto capire che le verità assolute ti stanno strette. Ma mi hai anche detto che vuoi fare la comunione con tutti i tuoi compagni, sapere di più sulla vita di Gesù e capire perché l'hanno odiato tanto da arrivare a ucciderlo, se lui era buono con tutti, e sì, insomma, ti piace anche l'idea di mettere l'abito bianco.
Io non posso decidere per te.
Anzi, non è vero. Voglio decidere di darti tutte le informazioni che posso, anziché privartene.
Tu impara, ascolta col cuore aperto, con la testa predisposta alla magia che solo i bambini hanno. E allora, magari, vedrai quello che io da anni non riesco più a vedere.
Ti chiedo una cosa sola.
Fai delle domande.
Tante domande.
Non lasciare che ci siano zone d'ombra, se qualcosa non ti è chiaro chiedi spiegazioni e se non ti è ancora chiaro, insisti, non lasciare che ti dicano è così e basta,
Fai sentire la tua voce e solleva il tuo punto di vista.
Genera discussioni e coinvolgi anche gli altri, se riesci.
Perché, tesoro mio, la fede, qualunque essa sia, non deve mai essere cieca.


2 commenti:

  1. Cara Benedetta,
    che dire? Sono nella tua stessa situazione. Cresciuta anch'io a Symbolum77, liturgie e cori in chiesa. Sono stata direttrice di coro finché non mi sono sposata. Ora, invece, vado a Messa il giorno di Natale, quello di Pasqua. E il Giovedì Santo, che per me ancora oggi è la liturgia più bella che esista sulla terra. Non sento la mancanza della pratica della fede, però sento che... come posso chiamarlo?... lo stile di vita "cristiano" per moltissimi aspetti fa parte di me. Questo mi mette in crisi perché mi sento proprio in mezzo al contendere, né carne né pesce.
    Penso spesso a come mi comporterò quando mio figlio avrà l'età per il catechismo. Perché, in tutta sincerità, desidero che ci vada. Desidero che ci vada perché avere fede è un dono straordinario che ti può cambiare l'esistenza. Perché l'ambiente della parrocchia ha avuto fiducia in me e mi ha dato tante possibilità di mettermi alla prova e di dimostrare quello che valgo.
    D'altro canto, però, temo che mio figlio si possa trovare nella stessa situazione in cui mi trovavo io alla sua età, con mio padre che non era credente e quindi neppure praticante. Trovavo scuse per la sua assenza, per il suo non voler fare come gli altri padri che andavano a Messa e portavano il baldacchino alle processioni e tutte cose di questo genere. Il fatto che lui non ci credesse per me era un problema. Nessuno dei miei cosiddetti "educatori" mi ha mai detto che la fede è insieme un dono e una scelta e che non potevo costringere qualcuno che non aveva fede ad averne. Anzi. A parer loro io dovevo "evangelizzare". Pregare a tavola, anche se sapevo che non era una cosa gradita. Spingere mio padre a venire in chiesa con me, e via andando.

    Oggi, se ci ripenso, credo proprio che il comportamento di mio padre mi abbia regalato una grandissima lezione di libertà: la fede è importante, e come tale non va presa sottogamba. Se la senti, vivila. Se non la senti, è inutile che cerchi di convincerti.
    Ho ancora il sospetto, però, che questo non sia propriamente il punto di vista dei cosiddetti evangelizzatori...

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    Risposte
    1. grazie per aver condiviso qui la tua esperienza. anch'io come te sono contenta di aver fatto il percorso che ho fatto, senza tutto quell'incenso non sarei quella che sono.
      la libertà di scelta è un dono, ma non sempre un bambino è in grado di usufruirne. spesso dobbiamo farle noi quelle scelte e io, nel dubbio, scelgo sempre la conoscenza.
      grazie ancora

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