lunedì 30 settembre 2013

Viaggio a Glasgow in 280 pagine


Ecco che ci riprovo a recensire un libro. Si tratta di uno dei miei autori preferiti in assoluto, che in passato ho avuto anche l'onore di tradurre per la casa editrice Tranchida. Onore, perché per me è stato come tradurre Hemingway, o Kafka, o Dickens, o Orwell... Insomma, avete capito, ho una venerazione per quest'uomo, che di nome fa William McIlvanney ed è uno dei principali autori scozzesi contemporanei, anche se all'estero non è così conosciuto. O per lo meno, non qui in Italia.
Il romanzo che ho appena finito di leggere in lingua originale si intitola Laidlaw (nome del protagonista di una trilogia, la trilogia di Glasgow), mentre in Italia è uscito per Tranchida come Laidlaw. Indagine a Glasgow.
Perché leggerlo? Perché McIlvanney gioca con le parole e le immagini che esse riescono a creare in un modo unico e straordinario. Il suo stile è poetico e ruvido allo stesso tempo, proprio come il protagonista Jack Laidlaw, un poliziotto solitario, che combatte il crimine senza distanziarsene. Alla fine del romanzo, il giovane poliziotto che lo ha affiancato in questa indagine arriva a questa conclusione: 
"Harkness was surprised again to discover that the most certain thing about Laidlaw was his doubt. Everything came back to that, even his decisiveness" che ora voglio divertirmi a tradurre nel modo seguente (traduzione mia, non quella che trovate in giro, quindi prendetela col beneficio del dubbio): "Harkness si stupì di nuovo nel constatare che la cosa più certa riguardo a Laidlaw era il suo avere dubbi. Tutto tornava lì, persino la sua risolutezza." 
E come si fa a non amare un poliziotto che si permette di dubitare degli assoluti della vita? Be', non si può.
Non lasciatevi quindi ingannare dal fatto che si tratta di un giallo, perché è molto di più, è letteratura. La Glasgow degli anni Settanta, quando il romanzo è stato scritto, offriva certamente esempi di varia umanità, che rendono i suoi personaggi credibili e concreti. L'atmosfera è autentica e la lettura un piacere. 
Lo so, sembra una sviolinata, ma che vi posso dire... provare per credere.

William McIlvanney

2 commenti:

  1. Manzoni scriveva che è meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell'errore. Il dubbio, il fatto di cambiare (coerentemente) idea è sintomo di mente aperta, di intelligenza ... direi che questo libro va proprio letto!!!

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    1. Io dico sempre che solo gli stupidi non hanno dubbi. :)

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