martedì 28 maggio 2013

Tutti la amavano. Tutti, tranne uno



Fabiana è stata uccisa. Una delle tante, non certo una come tante. Tutti la amavano, tutti tranne uno, ha detto sua madre. Quell'uno che voleva possederla e possedere il suo destino.
Anch'io ho incontrato quell'uno.
E voglio raccontare quanto sia facile in realtà rimanere abbagliate da un amore malato.


C'era una volta una ragazza che pensava di essere speciale e di meritare qualcuno di altrettanto speciale. Un ragazzo speciale c'era, qualcuno che suonava la chitarra e sapeva dipingere i sogni. Qualcuno che ripeteva che quello che creava era speciale perché nasceva da lei. Finché un giorno le disse che non era lei a essere speciale, che lei brillava grazie a lui e che senza di lui non valeva niente.
E lei gli credette.
Il ragazzo iniziò a controllarla e a essere sempre più esigente. Per fortuna la ragazza amava il ragazzo ma amava ancor più la sua libertà e aveva ancora una certa indole ribelle. Quando il ragazzo la sera la riaccompagnava  a casa, lei usciva dalla finestra per andare a ballare con gli amici che lui le impediva di vedere. Il ragazzo non aveva mai alzato le mani, ma spesso perdeva la pazienza. Una notte aveva lanciato la macchina a tutta velocità nella nebbia dicendole che, se fossero morti, almeno sarebbero morti insieme.
I genitori della ragazza si erano accorti che qualcosa non andava ma, come succede per ogni adolescente, sapevano che se si fossero opposti avrebbero ottenuto solo di spingerla ancor più fra le sue braccia. Avevano chiesto allora alle sue amiche di vegliare su di lei. E loro facevano quel che potevano, ma non era facile. La ragazza pensava che lui fosse l'unico ad amarla, pazienza se non la amava per quello che era. Per lei sarebbe stato un onore cercare di diventare quello che lui desiderava.
I mesi passavano e le scenate si susseguivano sempre più frequentemente. Lui minacciava che, se l'avesse lasciato, gliel'avrebbe fatta pagare. E così lei ogni weekend indossava il suo sorriso migliore e lo lasciava cadere a terra la domenica sera, quando tornava a casa. Si vedeva appassire lentamente e anche la sua indole ribelle era stata domata. Non si agghindava più per uscire, anzi non usciva affatto.
Poi un giorno sua madre si sedette accanto a lei, le prese una mano con dolcezza e le disse: - Tesoro mio, so che tu ami molto quel ragazzo e capisco che vogliate stare sempre insieme. Ma non mi sembra che tu stia tanto bene in questi giorni e non credo che tu abbia poi molta voglia di partire per Parigi insieme a lui. Tre giorni in giro possono essere pesanti, se uno non è in forma. Se vuoi puoi dare la colpa a noi e dirgli che non ti lasciamo venire. So che non riesci più ad amarti e che hai paura. Ma con noi sei al sicuro. Lei si aggrappò alle sue mani e annuì.
L'incantesimo si era spezzato.
La ragazza si rese conto che l'amore non c'entrava nulla con quel ragazzo speciale. Che lui aveva paura di non essere abbastanza e si nutriva della sua forza e della sua luce come una sanguisuga. E che lei non era più disposta a lasciarglielo fare.
Seguirono giorni di lacrime  e promesse, giorni in cui il ragazzo si faceva trovare sotto il suo portone in qualsiasi giorno, a qualsiasi ora, fatto ancora più inquietante se si pensa che viveva in un'altra città, a parecchi chilometri di distanza.
Poi a un certo punto smise di cercarla.
Aveva trovato qualcun'altra che avrebbe potuto farlo brillare della propria luce riflessa.
La ragazza fu molto fortunata e di quel periodo ricorda soprattutto le mani di suo padre, asserragliate al volante mentre la accompagnava in discoteca di nascosto a succhiare un po' di quella vita che le stava sfuggendo di mano, il suo sguardo che la seguiva fino alla porta d'ingresso con la speranza che, almeno lì, lei fosse al sicuro.
So che senza i miei genitori non ce l'avrei fatta.
E so anche che da genitori è praticamente impossibile non sbagliare: per eccesso di zelo, per distrazione, per troppa indulgenza. Ma siamo noi a concimare il terreno su cui si formeranno i nostri figli e se lo renderemo ricco e solido impediremo alla gramigna di germogliare. Cerchiamo di essere presenti ma non oppressivi. La cosa più difficile che ci viene chiesta è guardarli sbagliare restando in disparte. Siamo comunque pronti a tendere loro una mano quando li vediamo annaspare e, quando si saranno aggrappati, tiriamo con tutta la forza che abbiamo nelle braccia; ma lasciamogli credere che siano riusciti a salvarsi da soli.

So benissimo che questi accorgimenti probabilmente non avrebbero potuto salvare Fabiana dal suo fidanzato ma soprattutto da una cultura che ancora non riesce a pronunciare la parola femminicidio senza un velo di sarcasmo; una cultura che ancora usa termini come raptus di follia al termine di una lite per giustificare un omicidio eseguito a sangue freddo. Fabiana viene uccisa tutti i giorni sui giornali. Viene uccisa nelle pubblicità che vendono corpi come se fossimo al mercato. Viene uccisa da chi non insegna ai più piccoli il rispetto. Viene uccisa nelle aule dove ogni giorno si chiude un occhio quando si dovrebbe combattere discriminazione e sessismo. Viene uccisa anche dalla signora che, nella sala d'aspetto di un dentista, nel tentativo di fare coraggio a un bambino che ha paura gli dice: - Dai, in fondo tu sei un maschio.
Perché è proprio da questi particolari che si giudica un giocatore...



17 commenti:

  1. ... o peggio.. non fare la femminuccia.. come odio tutto questo... come è difficile... come è difficile cambiare la testa di un paese...

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    1. Secondo me dobbiamo cominciare noi, ogni giorno, dai più piccoli. Chi ha la fortuna di avere figli maschi in età prescolare può fare molto per il futuro di questo paese

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  2. Da mamma di due piccoli maschi provo a educarli dalla nascita. Ma che rabbia certi commenti... Perché se tuo figlio di 2 anni e 1/2 vede una moto rosa di Hello Kitty non vede il colore ma la moto e ci si fionda sopra per giocare...ma le mamme che lo prendono in giro perché il rosa "è da femmine" sono, inconsapevolmente (o no) le prime colpevoli di questi abissi tra maschi e femmine. Idem quelle che mi chiedono "ma al papà non dà fastidio che oltre alle macchinine giochi con i pentolini?".
    Personalmente li educo nell'uguaglianza, un bambino maschio DEVE essere sensibile, DEVE poter piangere, DEVE sentire il bisogno di accudire una bambola....perché i bambini maschi di oggi saranno gli uomini adulti del futuro. Ma forse i miei figli sono fortunati di avere un papà che cucina, fa i letti, gli accudisce e fa shopping per loro così come a volte piange davanti a loro senza vergognarsi.

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    1. E fai bene, io ho una figlia femmina, e noto che questa distinzione da maschio/da femmina purtroppo li assilla. In parte può essere una affermazione della propria identità, io, a scanso di equivoci, le dico che le bolle di sapone dell'uomo ragno non sono "da maschio", sono solo diverse da quelle di Hello Kitty. L'importante è evitare di sminuire. la "femminuccia" 9 su 10 è più coraggiosa del "maschiaccio". Noi siamo diverse dai maschi, per fortuna direi. Ma la diversità non sia mai un pretesto per i soprusi, le violenze, gli abusi o le discriminazioni. E per fortuna anche il mio compagno cucina.

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    2. Siso, anche io ho un figlio e cerco di educarlo come fai tu.
      Alle battutte o alle prese in giro rispondo che la mia futura nuora sarà contenta di avere un uomo vero al fianco, capace di confrontarsi con le donne.
      È ormai con l'età il mio brutto carattere non riesco più a tenerlo a bada ;)

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  3. Brava. Questo post e' bellissimo. Condivido la riflessione, sono felice per la ragazza perche' ha dei genitori davvero in gamba. convivo con la speranza di saper crescere un figlio un po' meno maschio ma più uomo

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    1. allora hai una grandissima responsabilità! un po'meno maschio ma più uomo, mi sa che è questa la formula giusta

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  4. Il.tuo.post mi ha.molto emozionato. Spero che le tue parole possano arrivare lontano..

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    1. lo spero anch'io, cara Alicia. un abbraccio

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  5. Un racconto bellissimo che colpisce al cuore e fa male. Anche io oggi sono... non lo so come sono. Delusa, arrabbiata, indignata... non lo so. Ma so che non va. Che io così non ci sto. Che dobbiamo unirci e far sentire almeno la nostra di voce, a tutti quelli che la voce della propria coscienza pare non l'ascoltino più.
    Ciao Benedetta, ti abbraccio.

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    1. speriamo di riuscire a cambiarla a piccoli passi questa società così omocentrica. certo, dopo quello che si è visto oggi, sembra una meta lontanissima. ti abbraccio anch'io cara Valeria!

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  6. Mi sono venuti i brividi a leggere....grazie, bella testimonianza.

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    1. ci ho messo tantissimo a decidermi a scrivere questa storia. ma arriva un momento in cui anche la più piccola testimonianza può avere un valore. grazie

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  7. Bellissimo post, ma più di tutto è bella la storia di questa ragazza che ha accettato l'aiuto dei suoi genitori e di questi genitori che hanno trovato il modo giusto di crescerla e starle accanto.

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    1. grazie! sì è vero, sono stata fortunata, non sai quanto.

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  8. un racconto bellissimo, una storia straziante.
    ho sentito la madre di lei dire che anche lui è una vittima, è a cosa che mi risuona in testa da giorni e fa male.

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    1. tutte queste persone, a diversi livelli, sono vittime di loro stessi. ma hanno sempre una scelta. le vere vittime, la scelta spesso non l'hanno mai avuta. un abbraccio forte.

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