giovedì 20 marzo 2014

Appello agli editori


Non c'è niente, credo, che mi coinvolga di più che parlare e sentir parlare di libri, di editoria, di modalità di pubblicazione e case editrici. Sabato scorso sono stata alla biblioteca Passerini Landi di Piacenza per ascoltare Camilla Ronzullo (alias Zelda was a Writer) e Noemi Cuffia (alias Tazzina di Caffè) parlare di letteratura al femminile (nel senso che coinvolge autrici donne) nell'ambito del festival Calliope, organizzato dalla biblioteca. Camilla ho il piacere di conoscerla di persona, ed è stata vulcanica come sempre, pasionaria ma divertente. Noemi è più pacata, ma non per questo meno incisiva.
Hanno presentato i loro libri, ovviamente, e poi hanno parlato della loro esperienza editoriale, selfpublishing per Camilla e con un piccolo editore per Noemi (LiberAria di cui abbiamo già parlato qui).
Non vi sto a raccontare che cosa hanno detto loro, ma quello che ho pensato io. Forse sarà meno interessante, ma dato che avrei voluto parlarne con loro, ma ho dovuto assecondare mia figlia di quattro anni, che come potete capire si stava un po' annoiando, non mi sono potuta trattenere a sbevazzare un po' e far finta di saperla lunga. Il vino aiuta sempre un po' a saperla lunga.
Parto dalle etichette, quelle che agli editori piace affibbiare ai libri: giallo, rosa, noir, erotico, thriller... Gli editori le trovano rassicuranti e credono che aiutino a vendere meglio il libro. Ma questo non accade, ovviamente, se definisci rosa un romanzo complesso - in cui è presente ANCHE una storia d'amore - solo perché lo ha scritto una donna. Anche qui siamo discriminate, come vedete, e mi è piaciuta molto l'etichettatura che Noemi Cuffia ha fatto del proprio romanzo, definito da librai e recensori rosa, giallo, nero a seconda del caso. Per lei è un romanzo bianco, il colore che li include tutti, per un romanzo che è "solo" letteratura, narrativa. E questo ci basti.
Noemi ha avuto un'esperienza molto positiva con LiberAria, che fa editoria fuori dagli schemi del becero mercato, ma poi, quando il libro entra in questo mercato, sono purtroppo le logiche dei grandi editori, che controllano anche una grande fetta del sistema distributivo, a dettare le regole del gioco.E da qui deriva la necessità di molti di definire un romanzo.
Ma se lo puoi definire davvero con una parola, che romanzo è? Perché marchiarlo con un'appartenenza a un genere, appiattendo le numerose sfaccettature che fanno di qualsiasi romanzo qualcosa che valga la pena leggere? Io dico sempre, inascoltata, che l'editore non deve offrire al pubblico quello che il pubblico vuole, ma quello che ancora non sa di volere. Compito dell'editore è fare BUONA editoria, offrire storie che arricchiscano per la loro profondità, o che intrattengano senza distrarci dalla nostra umanità.



E qui arriviamo all'altra nota dolente, al perché Camilla Ronzullo si sia vista quasi costretta a rinunciare a essere pubblicata da un editore, anche importante. Perché l'editore importante di oggi non è interessato alla tua storia per come l'hai scritta, per quello che dice, per il messaggio che contiene, ma per come vede di poterla trasformare.
Non fraintendetemi, è ovvio che per ogni romanzo pubblicato c'è un lavoro di editing, che dovrebbe essere profondo e condiviso, come ce lo ha spiegato Noemi sabato.
Condiviso. Che non significa: okay, allora, potremmo trasformare la tua storia un una storia d'amore, visto che adesso vanno tanto. Magari ci infiliamo un paio di scene di sesso, che lo rendano un po' piccante, ed eccoti confezionato un nuovo caso editoriale.
Eh, no! A queste condizioni un autore che non abbia come obiettivo la fama e l'incasso dei diritti d'autore non può accettare. E Camilla ha scelto così la strada del self-publishing, per questo il suo romanzo lo trovate solo in e-book.
Il lavoro di editing, però, va fatto, preferibilmente da un professionista, anche se avete scelto la strada dell'autoproduzione, che non è meno ardua del trovare un editore interessato a pubblicarvi.
Quando poi il lavoro è finito, il romanzo è pronto per la pubblicazione, be', può essere, come ha ammesso la stessa Noemi, che non lo sentiate più vostro come prima. Il vostro bambino è cresciuto, cammina con le proprie gambe, ma se non è stata tradita la sua essenza, è giusto che sia così, un po' meno vostro, perché ora è di tutti.
Questo è la letteratura: un bene comune. E come tale va rispettata.
sogno un mondo in cui tutti gli editori sentano la missione di proteggere la letteratura, di salvarla, di divulgarla e farla crescere. Un mondo in cui un editore non possa pensare che il suo mestiere sia solo "fare impresa"
Read on and enjoy!


3 commenti:

  1. Il mio modesto parere di mera lettrice è che condivido in pieno sia la questione della miope "etichettatura" dei libri (che se sono interessanti è perchè sono rosa, neri, gialli) che il passaggio in secondo piano della qualità di uno scritto ed i fini del suo autore rispetto alla logica del profitto. D'altra parte, relativamente a questo secondo punto, non si può negare che il rendimento economico della pubblicazione di un libro sia molto importante e quindi che l'editore debba avere voce in capitolo ... In ultima analisi, come in tutte le cose della vita, se fossimo in un mondo perfetto, l'etica dovrebbe prevalere e come dici tu, la norma dovrebbe consistere nell'accordo pacifico e bilaterale fra autore ed editore al fine di ottenere un prodotto vendibile ma coerente, nei limiti del possibile con le finalità dello scrittore (che come in tutte le professioni, almeno fino a che non raggiunge la notorietà, deve accontentarsi di non poter accampare molte pretese ma dovrebbe essere rispettato come tale e cioè come esercitante un'arte tanto importante come la scrittura).

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    1. Certo, ma l'idea che la cultura non sia appealing è un'idea sbagliata. Tutto si vende, basta saperlo fare. Se gli editori oggi hanno paura di rischiare e si accontentano di pubblicare seguendo l'onda del momento, be', non fanno il loro lavoro. Ovvio che dietro ogni celta c'è anche la logica del guadagno, ma non può essere l'unica logica per un casa editrice.

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  2. Sono certamente d'accordo: ma d'altra parte con grandi editori che pubblicano i libri (!!!) di conduttrici e conduttori TV solo per vendere bene, subito e tanto, cosa possiamo aspettarci se non che la regola sia la logica del profitto? Speriamo che le nuove generazioni di editori, soprattutto se donne ed indipendenti dal grande business "ci mettano una pezza"!!!

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