lunedì 3 febbraio 2014

Hannah Höch, una di noi

Non doveva essere facile essere donna nella Berlino degli anni Venti. Soprattutto per un'artista dal talento unico e visionario, un'artista che ha saputo cogliere i fermenti e le contraddizioni di un periodo storico drammatico e disperato ma ricco di istanze creative e, paradossalmente, vitali.


Hannah Höch è stata un'esponente di punta del movimento Dada, che si riunì intorno alla figura di George Grosz tra il 1916 e il 1920 e che fece della provocazione, del nonsense, del rifiuto di ogni convenzione estetica, sociale e politica la propria cifra stilistica. Hannah entrò a farne parte intorno al 1919, dopo aver frequentato l'Accademia di arti applicate a Berlino. Ma pur essendo ritenuta oggi una dei precursori delle forme artistiche del collage e del fotomontaggio, non viene minimamente ricordata dai suoi compagni d'arte se non per le sue qualità caratteriali - viene citata come una brava ragazza - o per le sue capacità di far apparire birra e wurstel nonostante non circolassero molti soldi (cit. Hans Richter).
Quel simpaticone del suo fidanzato, Raoul Hausmann, altro esponente dada al quale Hannah è stata legata per una decina d'anni nonostante lui fosse comodamente sposato con un'altra, le consiglia di trovarsi un lavoro serio per poterlo mantenere; tra le altre cose, la sua opera viene boicottata e la sua presenza alla Prima Fiera Internazionale Dada, tenutasi a Berlino nel 1920, messa in forse dagli stessi John Heartfield e Grosz che tentarono strenuamente di escluderne i lavori. Quando si dice parenti serpenti, fratelli coltelli e via dicendo. I proverbi sono imperitura fonte di saggezza.




Già, non era facile essere donna in quelle condizioni.
Ma Hannah ha saputo trasformare questi limiti nella sua forza.

Al centro dei suoi lavori la condizione della donna, il rifiuto dei ruoli e delle gerarchie piccolo borghesi a cui pare condannata da una società che la vuole solo moglie e madre, l'esperienza dei due aborti subiti e la condanna dell'istituzione del matrimonio, la guerra e la realtà frammentata che ne scaturisce, il dolore espresso attraverso il corpo, fatto a pezzi ma allo stesso tempo estraniato ed estraniante.











Hannah è stata una di noi in un mondo che, pur facendo finta di essere libero e anticonvenzionale, era in realtà misogino e fallocentrico.

Ad Hannah Höch è dedicata una personale alla prestigiosa Whitechapel di Londra fino al 23 marzo.
Consigliatissima.
Quasi obbligatoria.

Vi segnalo inoltre il post di Anna Castagnoli su Picture Book, un libro illustrato da Hannah per bambini-non-più-bambini-ma-quasi-adulti uscito nel 1945 e ripubblicato nel 2011 dalla casa editrice berlinese The Green Box. A volte gli editori ci azzeccano ancora.

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