martedì 1 aprile 2014

A caccia di unicorni

Casa, interno, un pomeriggio qualsiasi.
Una telefonata [finta]

- Ciao mamma, che cosa stai facendo?
- Sono a casa e sto lavorando
- No, mamma, cosa stai facendo veramente?




Eccola lì, la verità dei bambini, pronta a schiaffeggiarci come il sergente Foley quando siamo assorti o distratti.

Mi sembra di sentirlo, il rimprovero implicito:
Perché voi adulti, quando avete a disposizione gli infiniti mondi che la vostra immaginazione vi offre, decidete di accontentarvi della realtà? Non potete fare uno sforzo? Come è successo che avete disimparato?

- No, non sono a casa, mi sono persa nel bosco mentre ero a caccia di unicorni.
- E poi?

E poi, e poi. Ci sto provando te lo giuro, ma è difficile vedere le cose quando non ci sono, solo per il desiderio che siano reali. 

- E poi le tracce si sono confuse con quelle di un orso e ho preso la direzione sbagliata.
- Ma come hai fatto a confondere le impronte di un unicorno con quelle di un orso? Gli unicorni sono leggeri. scommetto che non lasciano quasi tracce.
- Se è per questo gli unicorni possono anche volare, ma quello non l'ha fatto, quindi ho pensato che fosse un unicorno ciccione. Ed ecco come ho confuso le sue impronte con quelle dell'orso.
- Mi sembra una storia strana.

Sapessi a me

- Gli unicorni sono animali magici, i più puri che ci siano, è vietatissimo dare loro la caccia. Ecco perché sono finita in questo pasticcio. Mi puoi aiutare?
- Certo che posso. Con un bacio ritroverai la strada di casa.

Quanto hai ragione e quanto è facile smarrire la strada. Ed è un attimo abbassare lo sguardo dagli unicorni alla polvere di casa, tralasciando così la nostra parte migliore.
Ma bastano i tuoi occhi per riportarla in vita.

2 commenti:

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