martedì 19 giugno 2012

Io, un piatto di acciughe fritte e il mare sullo sfondo

Questo weekend alla fine del tunnel ci attendeva uno spettacolo. Uno spettacolo che ci ha riempito le pupille, galvanizzato le papille e ci ha steso come solo una mojito alle quattro del pomeriggio sa fare.
 


La Liguria è una terra ostile, inospitale con il viandante occasionale, ma sincera e generosa con chi ha voglia di fermarsi un po' più a lungo. Non è caciarona come la riviera romangola, non è raffinata come la Sardegna né bon ton come la Corsica. Non è sensuale come la costiera Amalfitana né maliarda e fiera come la Sicilia. La Liguria è la terra di chi non ama dare tutto per scontato e predilige le sfide, ha le spiagge lastricate di sassi e scogli impervi accarezzati da un mare affannato. La amo proprio perché non si concede, riottosa, alle lusinghe del turista.

In questi due giorni ho proseguito la dieta del mojito, trasformandola per l'occasione in quella delle acciughe fritte. D'altronde Dukan non consiglia di mangiare solo proteine?


Mi sono concessa il lusso di guardare il mare da prospettive inusuali



o da molto vicino.


Ho pensato che c'è qualcosa nelle file di ombrelloni chiusi al tramonto che mi pacifica l'anima. Come se quelle presenze silenziose fossero preposte a fare la guardia al mare, a placarlo, a blandirlo, a tenere vivi quei sogni che abbiamo sussurrato alle sirene nelle nostre notti di bambini, convinti che prima o poi sarebbero tornati indietro col primo vento di maestrale. E invece no, quel vento non ha più soffiato e noi ce ne siamo dimenticati. Semplicemente.

Ho scoperto che c'è qualcosa in quel punto, dove l'acqua abbraccia l'aria, che mi commuove ancora


e che secondo me le sdraio, lasciate casualmente sulla riva prima di essere riposte dal bagnino, hanno il tempo di raccontarsi tutti i pettegolezzi della giornata, acide e graffianti come certe signore opulente di mezza età.


Ho scoperto che ci sono diverse tonalità di giallo


e che tutto in spiaggia vive di una propria simmetria non casuale


Mi sono resa conto che devo ancora venire a patti con l'asciugatura dei miei capelli al naturale.

Infine ho rivisto un'amica speciale. Una di quelle persone che dai per scontate quando ci sono e che poi ti lasciano uno spazio bianco da colmare quando se ne vanno. E quello spazio lo dipingi di mille colori brillanti, ma ti rendi perfettamente conto che è solo una brutta copia dell'affresco che sapeva dipingere lei. Semplicemente, ti mancano le sue sfumature.
Un'ora insieme non può bastare a riempire quella tela, ma adesso, almeno per un po', i suoi colori abbracceranno i tuoi. E sembrerà che nulla sia cambiato.


Quando è arrivato il momento di andare, non l'abbiamo presa bene.


E ancora meno bene abbiamo preso i 12 km di coda che ci hanno accolto al nostro arrivo a Milano. Che poi voglio vederlo in faccia quello che si schianta a 2 km dalla barriera, ancora due minuti ed era arrivato. E invece no, quattro ore intrappolati in autostrada e la Liguria a quel punto l'ho amata un po' di meno, ma solo un pochino.
In compenso ho potuto ripassare la dura legge della coda: qualsiasi fila tu scelga, stai certo che è quella che si pianta.

2 commenti:

  1. la Liguria la conosco poco ma ne sono affascinata, spero di scoprirla presto. Bellissime le foto. Le sdraio che spettegolano sono una delizia ;-)

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    1. guarda sono Genovese di nascita e Levantina d'adozione e quindi non sarei la persona più adatta a parlarne. come ho detto, non è molto d'impatto, turisticamente parlando, ma se riesci ad andare oltre, allora te ne innamori. ma devi avere un forte spirito d'adattamento e una incrollabile pazienza :-)

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