Spesso mi interrogo sulla natura fuggevole della felicità.
Perché, ammettiamolo, non siamo mai contenti. Gli obiettivi che ci poniamo devono essere irraggiungibili, in modo da alimentare continuamene la tensione narrativa che si cela dietro la storia del loro raggiungimento. Noi ci muoviamo in virtù di quegli obiettivi. Raggiungerli significa fermarsi.
La felicità per sua natura non è statica, ma in continuo movimento. Ed è sempre corredata dalla mancanza.
Quando vivevo da sola amavo la sensazione di libertà euforica che le notti mi regalavano, il non sapere mai dove sarei stata e con chi. Ma non riuscivo a godermela appieno, perché la mancanza di ciò che non avevo, la stabilità, ne inquinava la purezza. Ora che quelle notti esercitano su di me un'attrattiva irresistibile, ci sono giorni in cui la stabilità mi sembra poca cosa rispetto a quello che ho perso.
Ecco perché sono convinta che la vera felicità sia decentrata. Perché è raccolta in quell'attimo prima che qualcosa accada. O nell'istante subito dopo, quando ti è appena passata attraverso e ne stai gustando ancora i colori. Perché non fai in tempo a provarla che è già andata.
C'è un fotografo che ha dato corpo e anima alla mia idea di felicità.
Il suo nome è Max Wanger.
martedì 8 ottobre 2013
giovedì 3 ottobre 2013
E salutatelo per me
Ieri è successo che fosse la festa dei nonni.
E che noi un nonno non l'abbiamo più.
Che poi è buffo: è da quando sono diventata mamma che non ho più un padre. Dovevo forse pagare un pedaggio? O troppa felicità era sgradita?
Loro lo stanno conoscendo attraverso le mie parole e i miei ricordi. Sanno le cose fondamentali, che si chiamava Paolo e che odiava l'aceto. Come ho già avuto occasione di dire, la memoria è una bestia strana e vorace. Mi capita di ricordare dettagli insignificanti, come il colore di tutti i suoi maglioni, ma di aver dimenticato qual era il suo piatto preferito. E sono sicura che ce l'avesse, un piatto preferito. Di sicuro gli piaceva lo zabaione.
Il ricordo è l'arma più potente che abbiamo per tenere in vita le persone e per far sì che abbiano ancora qualcosa da insegnarci. In fondo non smettiamo mai di imparare da chi ci è stato accanto, anche quando non c'è più. Mio padre mi ha insegnato a scrivere poesie, e anche se ultimamente sto battendo un po' la fiacca, la poesia rimane la mia risorsa principale per mantenere la rotta quando sono in piena tempesta, o per conservare la mia identità quando sto cambiando pelle.
E che noi un nonno non l'abbiamo più.
Che poi è buffo: è da quando sono diventata mamma che non ho più un padre. Dovevo forse pagare un pedaggio? O troppa felicità era sgradita?
Loro lo stanno conoscendo attraverso le mie parole e i miei ricordi. Sanno le cose fondamentali, che si chiamava Paolo e che odiava l'aceto. Come ho già avuto occasione di dire, la memoria è una bestia strana e vorace. Mi capita di ricordare dettagli insignificanti, come il colore di tutti i suoi maglioni, ma di aver dimenticato qual era il suo piatto preferito. E sono sicura che ce l'avesse, un piatto preferito. Di sicuro gli piaceva lo zabaione.
Il ricordo è l'arma più potente che abbiamo per tenere in vita le persone e per far sì che abbiano ancora qualcosa da insegnarci. In fondo non smettiamo mai di imparare da chi ci è stato accanto, anche quando non c'è più. Mio padre mi ha insegnato a scrivere poesie, e anche se ultimamente sto battendo un po' la fiacca, la poesia rimane la mia risorsa principale per mantenere la rotta quando sono in piena tempesta, o per conservare la mia identità quando sto cambiando pelle.
martedì 1 ottobre 2013
Dalla Polonia con colore: EFVVA hand painted kids wear
Torniamo per un attimo bambini e cerchiamo di concentrarci su cosa era davvero importante.
Per me era importante:
sentire l'erba sotto i piedi nudi
annusare l'odore della pioggia e bagnarmi occasionalmente i capelli
la prima volta che mi hanno mandato a comprare il pane
i colori
ridere a squarciagola, senza filtri
osservare le cose nei minimi dettagli e non soltanto nel loro insieme
farmi domande
fare delle domande
chiedere insistentemente il perché di ogni cosa
vedere la magia in una giostra scalcinata e aspettarmi che da un momento all'altro i cavalli prendessero il volo
andare a comprare le matite, i quaderni e le penne per il nuovo anno scolastico
i vecchi film Disney in tivvù
aspettare emozionata l'arrivo di un ospite
il mio pigiama pulito e le lenzuola linde
ridere
ridere
correre
ridere
lunedì 30 settembre 2013
Viaggio a Glasgow in 280 pagine
mercoledì 25 settembre 2013
Facciamo un atto di fede
PREMESSA
Ho studiato tredici anni dai preti in gioventù. Anni in cui prima delle lezioni si andava a messa. Anni in cui l'incenso sostituiva il deodorante e ci si alzava tutti in piedi quando entrava il professore e si diceva la preghiera. Adesso non ci si gira neanche più. Anni in cui, oh ma quello lì non è....? Ma non era prete? E che ci fa con una donna? Anni in cui l'educazione sessuale ce la facevamo su Cioè e non baciarmi troppo forte che sennò mi metti incinta. Anni di cori, organi e di Symbolum77, che però è vero che con la musica ci si sente una cosa sola.
Io adesso non credo più. E non è che non credo a Dio, ma credo a Buddha o alle dea Vishnu. Non credo a niente, ma è un problema mio e non è nemmeno il nocciolo della questione.
lunedì 23 settembre 2013
Grammar is sexy
Lo si può notare ogni giorno, è intorno a noi, come una nube sottile ma venefica che ammorba la bellezza del vivere e trasforma tutto in un piatto grigiore senza speranza. Parlo della sciatteria linguistica. Non so bene come si sia instaurata e come abbia preso sempre più piede, forse è insito nella natura della sciatteria dilagare, perché è certamente più comoda dell'eleganza. Ma è anche molto pericolosa. Si inizia ignorando un congiuntivo, per passare poi a cospargere un testo scritto di virgole buttate a caso, come un pizzico di sale.
mercoledì 18 settembre 2013
#outfitbook Summer Edition: le parole che ci avete detto
Sì lo so siamo state assenti tutta l'estate.
Sì lo so, non è che anche negli ultimi giorni poi ci siamo fatte vive tantissimo. Anche mia mamma mi ha appena rimproverato al telefono per la mia presenza assente.
Ma sono successe molte cose negli ultimi mesi. Alcune brutte (a me), che ci hanno fatto pensare che ci fosse bisogno di uno stop. Siamo alla ricerca della retta via, stiamo ripensando al nostro ruolo, ci stiamo mettendo in discussione.
Anni fa mi capitavano spesso dei periodi in cui avevo bisogno di cambiare pelle. Era un processo lento e doloroso, in cui me ne stavo in disparte semplicemente a osservare le mie emozioni, cercando di dare loro un nome, nella speranza che non mi soverchiassero. Una metamorfosi che mi riconsegnava alla vita un po' ammaccata, forse, ma finalmente nuova.
Adesso sta succedendo di nuovo e di conseguenza coinvolge questo spazio, che è un po' la nostra casa, mia e di Cristina.
Iscriviti a:
Post (Atom)








