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martedì 22 ottobre 2013

Les Petits Bohèmes, un posto che fa bene al cuore

Ho sempre desiderato vivere in una casa un po' sgangherata, dove tutti gli oggetti parlano un proprio linguaggio, eredità di mani che li hanno toccati, di anime che li hanno abitati.
Il fascino che esercita su di me il vecchio - il vecchio, si badi bene, non l'antico che è probabilmente restaurato e di valore - è direttamente proporzionale alla mia fissa per le parole desuete, i modi di dire un po' in disuso, i nomi antichi che profumano di braccia forti e abbronzate e mani infarinate.
Forse ha a che vedere con alcuni miei ricordi d'infanzia, legati a una dimora vecchia e decadente che adesso non c'è più, ad antiche radio d'epoca Crosley e alle pile di dischi targati La voce del padrone che facevano bella mostra di sé lì accanto, ad antichi vascelli custoditi in bottiglie troppo strette, condannate a intrappolare i sogni dei marinai.

La mia vocazione, la mia ambizione più grande è quella di rianimare le cose vecchie, ridare loro nuova dignità e nuova collocazione, reintegrarle in un processo creativo che non sa inventare nulla di nuovo e che ha un disperato bisogno di rivolgersi al passato. Esattamente come quando la nostra vita non mantiene le promesse che noi stessi le abbiamo attribuito, e allora andiamo a sfogliare le vecchie Smemo e le orride scritte con l'Uniposca ci sembrano messaggi da un Aldilà che ricordiamo foriero di strabilianti avventure, quando invece era solo costellato di brufoli, mani sudate e attese davanti al telefono.


Ci sono persone che questo lavoro, quello che vorrei fare io, lo svolgono con una delicatezza e una poesia che lasciano a bocca aperta. Persone che non  si limitano a recuperare le cose vecchie, ma che inventano per loro nuovi mondi, universi paralleli dove Alice e la regina di Cuori si danno la mano, dove Dorothy fa la pace con la malvagia strega dell'Ovest e Atreyu non è costretto a rinunciare ad Artax per combattere il Nulla. 
Un mondo dove tutto è possibile.

lunedì 21 ottobre 2013

Uncinetto per principianti: tutte pazze per i #funkyweekend

Io e l'uncinetto non siamo proprio amici, ecco. In generale io e qualsiasi attività manuale non siamo proprio amiche. Diciamo che se da un cappotto si stacca un bottone, tendo a cambiare cappotto.
Succede però di avere amiche che fanno cose bellissime e che ti coinvolgono in questo caleidoscopio di colori, trame, filati. Succede che per una volta mi lascio tentare, e siccome nessuno potrà mai convincermi a correre, nonostante sia la moda del momento, decido che almeno una cosa alla moda la posso fare. In fondo il concetto del DIY mi ha sempre convinto, io sono per qualsiasi tipo di autarchia: emotiva, sentimentale, culturale e quindi, a maggior ragione, anche manifatturiera.


giovedì 17 ottobre 2013

Il cinema per la scuola elementare pubblica: il progetto La Prima Scuola

- Mamma, ma a cosa serve la scuola?
- A imparare quello che ancora non sai, nana.
- Ma quello che ancora non so non lo posso imparare direttamente da te? E poi io so già quasi tutto.
- Ti sembra di sapere tutto, in realtà sai solo una piccolissima parte di quello che ti servirà in futuro. E io non sono in grado di insegnartelo. Già faccio fatica a insegnarti a non lasciare cadere i vestiti sul pavimento come foglie morte quando vai a letto, figurati!
- Secondo me questa di voi adulti per la scuola è un po' una fissazione.



Tempo fa farneticavo sulla scuola che vorrei.
La realtà purtroppo è molto distante da quel sogno a occhi aperti e di sicuro non conosco scuole che organizzino rendez-vous notturni per osservare le stelle con un potentissimo telescopio donato da qualche anonimo benefattore.
Fino a poco più di dieci anno fa, facciamo anche quindici va', la scuola era il fiore all'occhiello del nostro paese. Insieme alla Sanità. E siccome avevamo qualcosa di bello che sembrava funzionare, abbiamo preferito abbatterlo come una sequoia secolare. I tagli con le conseguenti riduzioni del personale e delle risorse hanno messo la scuola in ginocchio. A un impoverimento materiale è seguito, come spesso purtroppo succede, un impoverimento delle intenzioni. Ed è triste, perché le intenzioni e la passione dovrebbero essere gratis. Ma non si può spremere un limone raggrinzito.

Nonostante questo panorama desolante, sono ancora convinta che le azioni dal basso possano contribuire a fare qualcosa, a smuovere le acque se non altro. In fondo si tratta del futuro dei nostri figli. Ci vogliamo dare una svegliata? Stare a recriminare sul fatto che la maestra di italiano non ha abbastanza ore, che i materiali didattici sono insufficienti e che sì insomma l'alfabeto io lo avrei insegnato diversamente, magari partendo dalla G, non serve a nulla credetemi.
Serve invece guardarsi intorno con occhi curiosi e trovare ispirazione e spunto dalle diverse realtà che ci circondano, che frequentiamo assiduamente e che magari a prima vista non sembrano molto in tema.
Come il cinema.
La cultura e l'arte possono fare molto, soprattutto quando si mettono al servizio dei più piccoli.


martedì 15 ottobre 2013

Fotoracconti - intervista a Lorena Brambilla



Oggi vi presentiamo la fotografa Lorena Brambilla, di cui ho avuto il piacere di ammirare le fotografie esattamente un anno fa, nel periodo della vendemmia, presso la cantina Manuelina, tra i colli di Santa Maria della Versa. Finalmente siamo riuscite a incontrarci, anche se solo virtualmente. Ma spero presto di poterla salutare, magari a una delle sua mostre, perché le risposte a queste banali domande della mia intervista sono davvero illuminanti e trasmettono tutta la sua passione. 

Come è nata la tua passione per la fotografia?

 La mia passione per la fotografia nasce da ragazza, una passione tramandatami da mio fratello. 

lunedì 14 ottobre 2013

Parole in rete (e anche no)


Le parole hanno l'odiosa tendenza a sfuggire, a volte, come pesci nel mare, come farfalle intorno a un albero in fiore, e non importa se si ha in mano un bel retino e lo si brandisce con grazia, le parole non si lasciano catturare. Non è che non si sappia che cosa dire, è solo che non si trovano le parole giuste per esprimere esattamente quello che ci frulla in testa, e allora, per non rischiare di essere fraintesi, si sta zitti. E non si scrive. 
Le parole possono essere speciali, così come banali, a seconda di come le si usa. E non c'è niente di peggio per uno scrittore che banalizzare i propri pensieri con parole inadatte.

venerdì 11 ottobre 2013

Miranda July: We think alone


Io amo Miranda July, questo è un dato di fatto.
Perché secondo me incarna la quintessenza dell'arte contemporanea, fruibile solo nel momento stesso in cui esiste, destinata a smaterializzarsi come la maggior parte delle informazioni che ci bombardano quotidianamente. A volte sospetto addirittura che anche l'artista sia solo un prodotto effimero della mia immaginazione, che tende a dare vita alle proprie fissazioni.

WE THINK ALONE è l'ultimo progetto di Miranda July, che come al solito assicura allo spettatore un ruolo attivo nella messa in scena, ponendolo al centro del palco.
Per venti settimane chi sottoscrive il progetto potrà sbirciare nella mailbox della July, potrà guardare le mail dei suoi amici, che ogni settimana dovranno selezionarne una tra quelle inviate nei mesi precedenti alla nascita del progetto, per riproporla a noi comuni mortali. E gli amici della July non sono tizio, caio. sempronio. Sono, tra gli altri, Kirsten Dunst, Lena Dunham, la fotografa Catherine Opie e l'artista Danh Vo. Sono registi, designer, stilisti.

mercoledì 9 ottobre 2013

La grammatica dello stile: la verità è che non so che cosa mettermi


Avete mai pensato alla vostra personale grammatica dello stile?
Non è vero che la moda è roba frivola. La moda quella delle sfilate, allora sì. Perché mi dovrei far dire da qualcuno che pesa venti chili meno di me come mi devo vestire?
Ma la moda quotidiana offre spunti di genuina poesia. Un banale cosa mi metto addosso può diventare la vostra espressione grammaticale, una fluente narrazione di voi stessi. E come ogni narrazione può essere claudicante o scorrevole, arguta, imperiosa, arrendevole.

La mia grammatica ce l'ho chiarissima in testa: disseminata di molti punti interrogativi e di altrettante ipotetiche dell'irrealtà. Ma tutto sommato corretta.
C'è un periodo, però, in cui perdo ogni cognizione della sintassi, dimentico le regole base della punteggiatura, annichilisco davanti all'armadio come un poeta in crisi d'ispirazione davanti al foglio bianco.
Quel periodo è il cambio di stagione.

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