martedì 31 gennaio 2012

A proposito di Milan Kundera, audreyorke, subway readers e pesi massimi

Chi di voi lunedì scorso si è perso il post sui subway readers di audreyorke faccia ammenda e corra subito a rimediare.
A chi ha invece apprezzato i suoi lettori romantici e visionari regalo un pezzo che Mélanie Francès, aka audreyorke, ha scritto per il Washington Post sulle sue scorribande metropolitane.
Vi dico solo che inizia con una citazione di Milan Kundera.

Pesi massimi

“Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza meravigliosa?
Il fardello più pesante ci opprime, ci piega, ci schiaccia al suolo. Ma nella poesia d'amore di tutti i tempi la donna desidera essere gravata dal fardello del corpo dell'uomo. Il fardello più pesante è quindi allo stesso tempo l'immagine del più intenso compimento vitale. Quanto più il fardello è pesante, tanto più la nostra vita è vicina alla terra, tanto più è reale e autentica.”
L'insostenibile leggerezza dell'essere
Milan Kundera
SR#1
  
 È iniziato tutto con lei, la ragazza che stava seduta di fronte a me, quel giorno, sulla metropolitana di Montreal, la ragazza che sarebbe diventata la Subway Reader #1 nel mio iPhone. Tutto in lei implorava di essere fotografato: la kefia portata morbida intorno al collo, gli occhi abbassati in un atteggiamento di totale concentrazione, le mani che tenevano il libro come fosse un oggetto sacro, le ridicole locandine pubblicitarie dietro di lei che mi guardavano da sopra la sua spalla. Scattai la foto mentre lei continuava a leggere, concentrata e ignara. E poi ebbi un'illuminazione. Sarebbe stato un bel soggetto per una serie fotografica. Lettori da metropolitana: Subway Readers. Gente colta nell'atto di leggere un libro in metropolitana. Libri veri, non Kindle o e-reader di qualsiasi tipo. E in qualche modo sentii di avere in mano qualcosa.

   L'idea non mi abbandonò. Ogni giorno, i miei viaggi da pendolare divennero un'eccitante caccia alle vittime innocenti. Lettori che andavano al lavoro, all'università, a casa di amici, a conferenze. Per me divenne un'ossessione catturare la loro intensità, le loro particolarità, la loro impermeabilità a un mondo digitale, le loro bolle personali in mezzo alla folla. Li catturavo immersi nei loro libri, ricurvi, seduti sui sedili, per terra, in piedi, appoggiati ai pali. Ho fotografato una lettrice di profilo, con i lunghi capelli neri che le ricadevano lungo la mascella come un velo. Ho fotografato il contrasto delle unghie rosse di una lettrice contro il bianco della pagina. Ho fotografato il contrasto del vestito bianco di una lettrice contro un muro rosso. Mi piaceva la casualità dei miei sforzi.
SR#4

SR#9

   Continuavano a leggere quando i treni arrivavano rombando nelle stazioni, quando gli altri viaggiatori li spingevano per scendere, o per salire. Continuavano a leggere quando l'anonima voce femminile annunciava all'altoparlante qualche incidente, ritardo, o interruzione. Continuavano a leggere nel mezzo del trambusto, il chiacchiericcio, la confusione dell'ora di punta. Fino a oggi, nessuno si è mai accorto che li stavo fotografando. Ho continuato a scattare e scattare assegnando numeri a perfetti sconosciuti, senza ben sapere che cosa avrei fatto con la mia sempre più numerosa collezione.
SR#28
    Poi arrivò Instagram. La meravigliosa app di iPhone, che ha sconvolto il mondo digitale nel 2010, mettendo a disposizione dei fotografi uno strumento magico per condividere le fotografie con il mondo, divenne la piattaforma creativa ideale  per questi Subway Readers. Non solo mi permise di catturare i momenti fuggevoli – dopotutto il suo nome rende onore alle istantanee – mi permise anche di creare una collezione durevole che lentamente e deliberatamente diventava più grande con ogni foto. Era un portale stimolante sia per l'immediatezza che per il supporto. Qui i lettori catturati individualmente potevano diventare parte di una collettività. 

   Presto fui sopraffatta dalla risposta che ricevetti dagli utenti di Instagram in tutto il mondo. Ovunque gli amanti dei libri iniziarono a incoraggiarmi commentando i diversi lettori, esprimendo pareri sulla street photography, chiedendomi se le persone sapevano di essere fotografate, se avevo paura di essere colta sul fatto. I "librofili" di Montreal mi scrissero che segretamente speravano di essere fotografati mentre leggevano in metro, un giorno. Un utente di Beijing sorpreso scrisse che i libri cartacei erano tutt'altro che scomparsi dal suo panorama quotidiano. Giorno dopo giorno, “like” dopo “like” sotto ogni nuova foto, un progetto semplice che era nato come qualcosa di locale – per mettere in risalto i lettori metropolitani di Montreal – fu pervaso da una certa universalità.
SR#42
    Alla fine la comunità di Instagram e il suo sfegatato entusiasmo mi hanno aiutato a  dare un senso al mio progetto e a vedere la profondità che sottostava a ogni foto, all'amore ostinato di questi sconosciuti per i libri di carta, per i libri come oggetti, libri con pagine, libri che pesano. Come scrittrice che scrive direttamente al computer, proprio come sto facendo ora, non è quando vedo il numero di caratteri  o di pagine aumentare sul contatore in fondo allo schermo che mi rendo conto di aver prodotto uno scritto, ma quando lo stampo e ne sento il peso tra le mani. È quello il momento in cui le parole acquisiscono il loro significato. Forse è proprio questo che alcuni di noi vogliono provare quando leggono un libro: il suo peso, in ogni senso. Forse Milan Kundera sarebbe d'accordo se dicessi che ci può anche essere l'insostenibile leggerezza dell'e-reader.
SR#46
    In un saggio estremamente perspicace intitolato “Dalla pergamena allo schermo” in una recente edizione del New York Times Book Review, Lev Grossman ha forse toccato il punto del perché gli amanti dei libri ovunque ancora stringono tra le mani libri reali, libri a cui lui si riferisce come "codice": “Il codice viene realizzato per una lettura non lineare – non come quella di uno che naviga in rete, passando senza scopo da un documento a un altro, ma come lo fa un lettore profondo, seguendo la rete di connessioni interne che esiste dentro un  ricco e unico documento come può essere un romanzo. Infatti, il codice non è solo un formato diverso, è quello per cui il romanzo è perfetto. Il linguaggio denso e stratificato del romanzo contemporaneo affonda le sue radici ed è cresciuto a partire da un codice, e richiede il tipo di navigazione che solo il codice fornisce.”
Quindi forse i Subway Readers e gli utenti di Instagram hanno i loro motivi. Ancora preferiscono fare le orecchie alle pagine, sottolineare certi passaggi, scrivere note ai margini, tornare indietro e poi di nuovo avanti in un secondo, e sentire ancora fisicamente  che stanno per girare l'ultima pagina di un libro. Lo stesso vale per me.

   Se i lettori sono come i pugili, c'è ancora qualche peso massimo nelle stazioni della metropolitana di Montreal.

© Mélanie Francès 2011 


Ah, non vi ho detto una cosa.
Nel frattempo Mélanie ha trovato il suo SR#100.
Eccolo qui:
SR#100

3 commenti:

  1. Io sono una tua silenziosa seguace. Adoro le foto dei lettori, le loro espressioni, le espressioni di chi gli sta di fianco. Quando sono stata io pendolare mi dava un fastidio tremendo sentire occhi sltrui sulle mie intime letture. Anche per me il libro deve avere un suo peso; non dev'essere solo letto, ma proprio vissuto, toccato, amato o odiato. Si instaura una vera e propria relazione con un oggetto che trascende la sua materialità nella mente di chi lo possiede.

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    Risposte
    1. ciao bruna, anch'io seguo silenziosamente le tue belle interviste...
      i miei metroreaders e quelli di audrey ringraziano la tua curiosità empatica e solidale, quella che qualsiasi lettore (di libri) dovrebbe avere.
      il vero problema, adesso è che per fotografare loro, ho smesso di leggere io....

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  2. Oh Benedetta, questo è per me un onore. Davvero.
    Se anche tu volessi partecipare ne sarei lieta.

    Bè ma tu devi sacrificarti per la (bellissima) causa, chissà mai che tu possa raccogliere tutti questi ritratti e trasformarli in un libro ;)?

    RispondiElimina

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