giovedì 12 gennaio 2012

Una giornata col sorriso

Forse sembrerò ripetitiva e un po' fissatella, ma se ripeto è perché ne sono convinta e ci credo veramente.
Credo che il sorriso possa cambiare radicalmente una giornata e l'approccio alla vita. Credo che un atteggiamento positivo, quello che ormai da qualche mese chiamiamo in gergo lo smileriot, abbia il potere di cambiare gli eventi intorno a noi in nostro favore. Magari questi cambiamenti non sono immediatamente percepibili, magari non sono i cambiamenti che avremmo desiderato, ma sono cambiamenti che portano ad altri cambiamenti che ci avvicinano ai cambiamenti che avremmo desiderato, e se non lo fanno vuol dire che quei cambiamenti non andavano bene per noi.
Il potere del sorriso è dirompente, lo diceva anche Patch Adams, e penso che un po' di sorriso, un po' di leggerezza che ci aiuti a non prendere tutto troppo sul serio si trovino un po' ovunque nella nostra giornata, basta avere occhi attenti e vigili, cuore aperto e mente predisposta all'ironia e all'autoironia.
Ieri ho avuto modo di sorridere ben 11 volte.
E adesso le voglio condividere con voi. Nel caso oggi abbiate sorriso ancora poco, magari incrementate la vostra media.
Se il buongiorno si vede dal mattino, questo è stato il mio:



seguito da un giro in macchina di media lunghezza che mi ha lasciato in dono la colonna sonora della donna che ha riscattato le operaie di mezzo mondo e soprattutto che ha sdoganato una volta per tutte gli scaldamuscoli.


Non avete sorriso a 35 denti? No? E allora continuiamo.
Ora della merenda. Erano aaanni che non vedevo un gusto così.


Alla merenda segue un altro giro in macchina di discreta lunghezza che mi regala altre due chicche.
La prima: Carly Simon che canta Let the river run, colonna sonora di Working Girl di Mike Nichols (il regista de Il laureato, per dire), per la quale ha vinto anche un Oscar.


La mitica battuta Caffè, tè, meeeee? di Joan Cusack ha influenzato i miei successivi approcci con gli uomini. Come non sganasciarsi?

La seconda: il roco Joe Cockerone intona insieme a Susan Warner il più classico pezzo strappabudella della storia del cinema, Up where we belong. Il sorriso arriva quando penso che da uno che si fa chiamare Maionese non mi farei portare nemmeno a mangiare un BigMac.


Arrivo a destinazione nella casa dei sorrisi e mi viene il dubbio che oggi sia la giornata dei Puffi, fatto sta che vengo puffata alla grande.


Tutti dovrebbero avere un Puffo che si illumina sulla propria tavola da pranzo, se non altro perché favorisce la digestione.
Inoltre, se hai la fortuna di avere delle tovagliette così, non sei costretto nemmeno ad apparecchiare.


E poi, non vi sembra che un Bang & Olufsen stia molto meglio vestito di piume di struzzo fucsia?


In quanti possono vantarsi di avere in casa degli orsetti navigatori?


Se già non avessi sorriso abbastanza, il tema portante della serata è stato Dereck Zoolander.
Solo questa scena vale tutti i sorrisi che ho elargito finora.


Ed ecco il finale col botto. Sulla via di casa arrivano loro a togliermi qualsiasi dubbio.
Perché alla fine è inutile accanirsi, mother Mary ha ragione. Basta solo lasciare che sia.


2 commenti:

  1. Quasi quasi adesso mi metto davanti allo specchio e mi sparo una blue steel ( si scribe cosi?)....
    Cri

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