martedì 8 novembre 2011

Una storia di volpi, bambine, sciarpe e cime inesplorate

Oggi ho bisogno di leggerezza, di colori freddi come l'aria del nord, perché quando i piedi sono incatenati al suolo la mente raggiunge cime inesplorate, dove osano solo le aquile o al limite Peter, il boyfriend di Heidi.
E lì sulle cime inesplorate imperversa già un certo frescolino, e penso che mi servirebbe giusto giusto una sciarpa, perché se è vero che i miei piedi sono ancora ancoràti (sic!) a terra, la mia mente, e quindi anche il mio collo, sono in mezzo alle intemperie delle alture.
E cosa potrei desiderare di meglio, in un'occasione del genere, della fox-scarf di Donna Wilson?
Adesso guardatela e provate a darmi torto. Non la indossereste anche voi rubandola ai vostri pargoli?





La nostra amica Alice di Yellowbasket l'ha fatto....


Questo mi fa venire in mente che quella stessa atmosfera fresca e luminosa che oggi cerco inutilmente per le strade color albume di Milano, la posso ritrovare in un meraviglioso film per grandi e piccini, La volpe e la bambina.
Girato nei boschi di Francia e Abruzzo, il lungometraggio di Luc Jacquet racconta dell'amicizia tra Bertille, una bambina dai capelli rossi, e la Volpe, rossa come lei, ma libera come lei non potrà mai essere. Il film respira con gli alberi, scorre lento come un fiume e lascia ai bambini il tempo di assaporare, riconoscere, amare i ritmi della natura. Occorre un notevole sforzo di concentrazione da parte dei più piccini, che abituati ai tempi convulsi e alle battute a mitraglia dei cartoni animati moderni, si potrebbero trovare spiazzati. Ma è un dono prezioso quello che riceveranno alla fine del film. Un dono che ha a che fare con il vento, i boschi, il profumo di resina e la consapevolezza che non si può possedere chi si ama.








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