giovedì 8 marzo 2012

8 marzo: un minuto di silenzio


Oggi è l'8 marzo, giornata della donna. Uso la parola giornata non a caso, perché non c'è proprio niente da festeggiare, quindi non dobbiamo considerarlo un giorno di festa. In Italia le donne sono considerate meno oggi di dieci anni fa, probabilmente, ridotte spesso a oggetto per lo sguardo. Nel mondo del lavoro le donne valgono assai poco, soprattutto se sono madri. Non so se è capitato anche a voi di sentirvi trattate come cerebrolese al rientro da una gravidanza, come se partorire o allattare avesse in qualche modo eliminato precocemente molte celluline grigie, per citare il mio amato Poirot. Le aziende italiane sono obsolete, appartengono a un'economia del passato, non sanno conciliare il lavoro ai lavoratori, ritengono ancora che i problemi dei dipendenti - mi riferisco a problemi organizzativi di gestione del tempo, tipici di ogni genitore, soprattutto delle madri - non siano affar loro, che la soddisfazione personale del personale non sia affar loro. Le aziende italiane non trattano le risorse umane come risorse, bensì come costi.
Ecco perché è tanto difficile uscire da questa crisi, ecco perché è tanto difficile decidere di essere una madre lavoratrice. Ecco perché oggi vi invito tutte a non festeggiare; osservate invece un minuto di silenzio come in una giornata di lutto. E vi esorto, però, a non scoraggiarvi, perché se anche nessuno pare farci caso, noi donne siamo forti e determinate e prima o poi, con le buone o con le cattive, otteniamo ciò che vogliamo. Resto del mondo, siete avvisati.

2 commenti:

  1. In realtà è, una giornata di lutto.
    Nel 1908 a New York morirono 129 operaie che da alcuni giorni scioperavano per protestare contro le loro condizioni di lavoro.
    Il titolare della fabbrica le chiuse dentro e poi appicò il fuoco!
    L'8 marzo è la giornata della memoria,
    perchè certe cose non accadano più, ma c'è ancora tanta strada da fare!
    Marcella.

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  2. Certo, è nata come giornata di lutto, poi trasformata in evento vuoto e fine a se stesso, per dare ai politici un'occasione in più di riempirsi la bocca di parole vuote. E tutti dietro ad applaudire. Oggi dobbiamo essere in lutto per NUOVI tristi motivi, e cioè per la condizione della donna OGGI. Per lo meno in Italia.

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