giovedì 23 febbraio 2012

Pecore nere - Capitolo 5



Capitolo 5
Nella casa editrice Barbato c'era fermento in quei giorni. Finalmente le prove tecniche per la realizzazione della rivista potevano dirsi chiuse.
<<Bene, ragazzi. Gli articoli del numero zero sono stati corretti da me e da Carlotta. È tutto pronto per lo stampatore. Ma voi siete pronti?>> 
Lo sguardo penetrante attraverso gli occhiali scrutò la "combriccola di intellettuali", come amavano chiamarsi scherzosamente. Tutti annuirono tra il soddisfatto e l'intimorito.
<<Tra quattro settimane dovremo presentare la rivista alla stampa e al pubblico. Dovrete essere sicuri di voi stessi, fermi e convinti delle vostre posizioni, delle vostre idee. Vi porranno domande con l'intento di smascherare una vostra presunta impreparazione. Non dovrete vacillare.>>
Le teste si spostarono all'unisono da sinistra a destra e ancora a sinistra, come in un musical. Ma senza musica. 
<<Il tema che abbiamo scelto per il numero di lancio è un tema importante. Le letterature di confine e i confini della letteratura. È importante che facciate trasparire la vostra identità di scrittori al confino, in una società che sembra volersi liberare della letteratura con il beneplacito, anzi, con la connivenza, della classe dirigente.  Non dovete temere di dire queste cose, perché l'unica arma che quelli possono avere contro di voi è la vostra debolezza.>>
Sembravano un piccolo esercito davanti al discorso del generale, prima di lanciarsi nella battaglia decisiva. Se Gustav Nightingale fosse stato qui, come era stato nelle sue intenzioni, all'inizio, avrebbe fatto la stessa fine, metaforicamente, di un condannato davanti al plotone di esecuzione. Con la sola differenza che nessun fucile sarebbe stato caricato a salve.
Dopo il discorso del generale, le truppe ruppero le righe e iniziarono a muoversi intorno alle scrivanie e agli scaffali come formichine, che lavorano tutte per uno scopo comune. Ma dove li avrebbe portati questo scopo comune? Loro speravano lontano. Ma per quanto grande sia un formicaio, rimane un nulla in confronto a una montagna.
Intanto Barbato si era messo a controllare la posta elettronica.
<<Mi fanno ridere>> iniziò con la vocina che usava sempre per prendersi gioco di qualcuno assente. <<Mi fanno ridere questi cazzoni.>>
Carlotta, coordinatrice insieme a lui della scuola di scrittura, gli chiese delucidazioni. <<Cosa ti rende all'improvviso così scurrile?>>
<<Quelli del Festival della letteratura di S. Candido/Innichen Literatur Fest>> spiegò Barbato leggendo l'intestazione dell'invito elettronico con una pessima pronuncia del tedesco. <<Mi mandano il programma anche dopo che ho rifiutato l'invito a partecipare. Non hanno capito che qui si fa la cultura vera, non libretti fine a se stessi, che finiscono per mesi e mesi sui comodini di borghesi benpensanti, che altro non sanno fare che assopirsi quando hanno per le mani un libro. Io. Lì. Non. Ci. Vado. Ma ormai non c'è nessuno che sappia distinguere la letteratura dalla spazzatura. Per questo, ragazzi, la nostra rivista è importante. Per far circolare idee vere.>>
Nella redazione di un importante quotidiano nazionale, il caporedattore alla cultura discuteva con il suo vice su quale notizia mettere in risalto sul giornale del giorno dopo.
<<Venerdì inizia il festival di S. Candido, ma domani tutti parleranno del ciclo di letture dantesche tenute da Papi in via Marghera. Hanno già fatto un gran casino intorno all'evento. Ci andranno i maggiori esponenti della cultura cittadina.>>
<<Io metterei in prima pagina il festival, fosse solo per dare più spazio fisico alla notizia più articolata.>>
<<Senti, questa sera vai tu alla lettura di Papi e lascia libera la pivella>> bisbigliò il caporedattore, accennando con lo sguardo a una giovane giornalista. <<Voglio un articolo dettagliato su contenuto, durata, capacità, motivazioni, gente presente, apprezzamenti dei presenti. Così avremo materiale per riempire lo spazio centrale.>>
Il vice annuì, nascondendo abilmente il proprio dissenso. Avrebbe dovuto disdire un appuntamento galante. Appuntamento galante. Che espressione decadente. E lui si sentiva un po' decadente, un po' fuori luogo, un po' in ritardo rispetto al ritmo di cambiamento del panorama culturale. Bene. Avrebbe disdetto l'appuntamento e avrebbe fatto cronaca letteraria. Spietata cronaca letteraria, se necessario. 
La location era un locale di tendenza di via Marghera, decorato per l'occasione con gigli di Firenze su tovagliette e sottobicchieri. Quando il vice arrivò, c'era già parecchia gente con un cocktail in mano e un'aria molto casual sul volto, come se per loro fosse normale bere gin tonic e ascoltare versi della Divina Commedia. 
Il vice si accreditò tra i giornalisti e ricevette una cartella stampa della casa editrice di Papi. Stava per uscire una raccolta di poesie di quest'ultimo. Trovata geniale. Creare interesse alla poesia con la faccia di una "star" letteraria e il lavoro di un vero maestro, per spacciare poi la star come vero poeta. La legittimazione dell'incapace. Ottima trovata pubblicitaria. 
Quando Papi arrivò ci fu quel breve scompiglio che precede la presa dei posti. Poi Papi presentò ciò che si apprestava a leggere e iniziò a declamare. 
Il vice trovò davvero irritante la nonchalance con cui gli avventori sorseggiavano i loro cocktail e annuivano compiaciuti. Tra loro giornalisti di testate modaiole, qualche personaggio televisivo e signore e signorine bene in cerca di celebrità. 
Avrebbe scritto tutto, a costo di risultare impopolare. Questo faceva un giornalista.

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