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martedì 7 febbraio 2012

Pecore nere - Capitolo 3


Capitolo 3 
Guido Malatesta sa essere una compagnia estremamente piacevole. È un intrallazzatore, e tutti nell'ambiente lo sanno. All'ambiente piace per questo. A me, devo ammettere, non piace particolarmente. Ma quando vuole parlare, lo ascolto sempre, perché Malatesta ha un pregio: sa a chi dire che cosa.
Così, quando quella mattina mi telefonò, accettai con piacere il suo invito a pranzo.
<<Rossella, come stai?>> Mi baciò sulle guance e mi fece accomodare, come un vero gentiluomo. 
<<Non c'è male, Guido, grazie.>>
Ordinammo, scambiandoci i convenevoli di rito, poi Malatesta arrivò dritto al punto.
<<Sai che sono uno dei migliori agenti, in Italia. Nonostante il mio sia uno studio piccolo. So sempre a chi può interessare un autore, per quanto mediocre sia. Figurarsi se non ti riesco a piazzare uno di talento. Ma sai bene anche tu come, a volte, il talento si accompagni a quella tendenza suicida a voler fare di testa propria.>>
<<Beh, sai che è un atteggiamento che apprezzo molto, a patto che non abbia origine da un'incredibile stupidità. Sai che per me è fondamentale che il talento non venga sprecato per sbrodolarsi addosso.>>
Mi guardò con consapevolezza e determinazione. <<Perché credi che ti abbia invitato qui, oggi? So quanto sei idealista e quanto poco ti piacciano i miei metodi.>> Frugò nella propria ventiquattrore e ne estrasse una cartelletta blu. <<Ciononostante, ho creduto che potesse interessarti questo mio assistito. Si chiama Gustav Nightingale e scrive cose improponibili, per essere uno sconosciuto. Ha talento, bisogna ammetterlo. E se si abbassasse a sfornare un giallo, o un noir, o una storia di passione, di single... insomma, qualcosa che la gente possa riconoscere. Ma no, lui vuole che qualcuno lo pubblichi per quello che è. Ma nessuno pubblica qualcosa che non si può vendere. Nessuno, a parte te.>>

Scoppiai a ridere di fronte a tanta franchezza. <<Sai che pubblico prevalentemente poesia. O prosa in forma breve. Questo cos'è?>> chiesi, prendendo la cartelletta.
<<Stai pur certa che è breve. Sembra che abbia fatto della brevità la sua ragion d'essere. In aggiunta, non è per niente un tipo mondano, quindi non posso puntare nemmeno sulla sua visibilità all'interno del settore. Tu sei la mia ultima speranza. Leggi con attenzione il manoscritto, poi fammi sapere che ne pensi.>>
<<Lo farò con piacere. Ti va un dolce? Mi sembra che tu ne abbia proprio bisogno. Non ti ho mai visto così angustiato.>>
<<Beh, questa faccenda mi ha portato sull'orlo di una crisi di nervi. Non sai quanti mi hanno riso in faccia per aver proposto loro questo manoscritto. Ne va della mia credibilità. Devo trovargli un editore.>>
<<Per un attimo ho pensato che ti importasse davvero di lui. Adesso sono molto più tranquilla. Non so mai come reagire di fronte a una metamorfosi. E invece, ecco il caro, vecchio Guido che fa capolino da sotto uno strato di angoscia.>> Alzai il bicchiere. <<A Gustav Nightingale. Che sia un successo per tutti.>>
Proprio in quel momento, il cellulare di Guido squillò, e lui rispose abbassando inutilmente la voce. <<Annina, tesoro, sono a un pranzo di lavoro... Certo che ci vediamo stasera, micina. No, non essere triste, patatina. Quando finisco qui, passo da te immediatamente, trottolina. Ti bacio sulla bocca, ancora, ancora. Ciao, ciao. A subito.>>
Gli occhi mi rimasero spalancati finché arrivai alla Pecora Nera, la casa editrice che dirigo insieme alla mia socia Adele Fiore. Infilai la cartelletta blu con il manoscritto nel cassetto Cose da fare. Avevo bisogno di lasciar sedimentare i sentimenti negativi che Guido aveva la capacità di suscitare in me. Se avessi letto subito i racconti, l'astio che era trapelato dalle parole di Guido al riguardo si sarebbe trasformato in una dolce glassa, che avrebbe reso la lettura mirabilmente piacevole. Ma io non ero in cerca di una lettura piacevole. Volevo qualcosa di travolgente. 

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