martedì 17 aprile 2012

Gio Ponti. La dissacrante bellezza del quotidiano

Come avevamo promesso ecco il secondo appuntamento con Design (in)History. pillole di storia del design da assumere quotidianamente per ridurre o addirittura cancellare sintomi quali ipertensione, stress, insonnia, acidità di stomaco. Fate largo al Bello ed eliminate dalla vostra vita tutto ciò che è brutto, dissonante, banale.

Oggi vi voglio parlare di Gio Ponti.
Ma non del Gio Ponti architetto:

Casa di via Randaccio. G. Ponti, E. Lancia, 1925

 e non del Gio Ponti designer:

La superleggera, Cassina, 1957
Ma del Gio Ponti mancato pittore, colui che dal 1923 al 1930, fresco di laurea in Architettura al Politecnico, assunse la direzione delle gloriose ma vacillanti Manifatture Richard Ginori.
Spesso succede che la vita sia più fantasiosa di noi e ci riporti là dove avremmo sempre voluto essere, ma dove per paura, indecisione o semplicemente a causa di un fato avverso non siamo mai riusciti ad arrivare. 

Amo le storie dove è la Vita a decidere per noi, semplicemente perché ci vede meglio e meglio di noi sa qual è la strada che ci può portare alla realizzazione dei nostri talenti. Che non coincidono sempre con le nostre aspirazioni. Ma la vita sa, e noi ci affanniamo ciechi a cercare di agguantare traguardi che non sono i nostri, non sono quelli giusti per noi.
Gio Ponti si definiva un architetto e un pittore fallito. Al momento di scegliere, all'etereo e labile mondo dell'Arte preferì quello solido e pragmatico dell'Architettura. Alla possibilità di immaginare mondi preferì la capacità di realizzarli. Ma non abbandonò mai del tutto il suo sogno. E il suo sogno ritornò a lui sotto forma di colori e linee nuove da restituire a un settore, quello delle arti applicate, che in quel periodo sembrava agonizzante, incapace di rinnovarsi e di affermare il proprio valore.
A Gio Ponti toccò il difficile compito di risollevare le sorti di un'azienda storica, duramente colpita dall'avvento dell'industria manifatturiera. Lo fece traghettandola verso la modernità, verso il progressivo distacco dall'archetipo del pezzo unico a favore di una serialità che puntava alla qualità, attraverso l'invenzione di forme nuove ma classiche allo stesso tempo; perché il mondo formale nel quale viviamo è più ricco dell’antico, perché vi è compreso anche l’antico; nella nostra cultura l’antichità è un fatto contemporaneo. 

Il suo segno grafico, pulito, pienamente déco firmò non soltanto l'atto creativo ma anche tutti i processi coordinati al lancio del prodotto industriale, dagli annunci pubblicitari alla grafica dei cataloghi, in una visione unitaria che non è altro che il germoglio del design contemporaneo.
Convinto che nella qualità risiedesse la vera forza della serialità, Ponti si rese anche conto che l'arte, questo nuovo gusto moderno, doveva essere accessibile a tutti. Ecco allora che alla Biennale di Monza del 1927 presentò la linea Domus Nova, distribuita su vasta scala presso La Rinascente e destinata alla nuova famiglia borghese.


 







In quei sette anni Gio Ponti rivoluzionò stilisticamente, iconograficamente, eticamente non soltanto un marchio ma il concetto stesso di design. Nel 1928 insieme all'amico editore Mazzocchi fondò la rivista Domus che dirigerà fino al 1941 e poi dal '48 fino alla sua morte. Il resto è storia.
In un momento in cui il concetto di arte è indissolubilmente legato a quello di utile, in cui si fa fatica a costruire su fondamenta solide, perché non si vuole investire sul singolo mattone, fanno riflettere le parole di un uomo che aveva compreso a fondo il messaggio della bellezza applicata al quotidiano: non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte.

Se avete voglia  di assaporare più a fondo l'arte di questo straordinario interprete del '900 non perdetevi il catalogo della mostra conclusasi a febbraio di quest'anno al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma Gio Ponti. Il fascino della ceramica, edito da Silvana Editoriale.


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