giovedì 19 aprile 2012

Io mi sento futurista, e voi? Le ceramiche ad Albissola negli anni Trenta

Dovete sapere che prima di venire a lavorare a Milano, io facevo il lavoro più figo del mondo, ovvero il topo da biblioteca. Dall'inizio del 1999 alla fine del 2000 ho lavorato presso The Wolfson Collection, che adesso risiede a Genova Nervi, ma che allora era abbarbicata sulle alture sopra Di Negro. La collezione, affidata da quell'anno a una Fondazione Regionale, raccoglieva in oltre 18000 pezzi tutta la storia delle arti decorative in Italia tra il 1885 e il 1945. Io ero una stagista, ma del tipo buono, di quelle che si fanno un mazzo tanto per pochi euri - all'epoca appena entrati in vigore. 


Il mio compito era quello di classificare l'immenso archivio della MITA, la Manifattura Italiana Tessuti Artistici che tra gli anni '30 e '40 si fregiò della collaborazione di artisti quali Mario Labò, Alberto Sironi, Fortunato Depero, Gio Ponti e molti altri. Uno dei tanti  e riusciti esempi di come l'arte si potesse applicare alla quotidianità. I tessuti della MITA decoravano gli spazi dei grandi transatlantici che all'epoca solcavano gli oceani forieri di futuro e modernità. Durante i 24 mesi in cui ho lavorato presso la Collezione Wolfson insieme a tre studiosi preparati, colti e assolutamente fuori di testa, ho ballato musica mod a tutto volume, ho riso, ho mangiato pasta scotta in cucina e ho bevuto caffè durante il rito della rassegna stampa pettegola dei quotidiani genovesi. Ma soprattutto ho studiato le arti applicate, appassionandomi alla ceramica.
Per questo anche oggi vi parlerò di un capitolo importante di questa storia. Un capitolo per me appassionante, legato ad anni contraddittori ma di grande fermento culturale.


Tra il 1930 e il 1934 l'architetto Nicolaj Diulgheroff progetta e realizza ad Albissola la sede delle ceramiche Mazzotti, l'MGA, per conto di Tullio Mazzotti, meglio conosciuto come Tullio d'Albissola, cofirmatario del Manifesto Futurista della Ceramica nel 1938 insieme a Filippo Tommaso Marinetti. 




Casa Mazzotti è l'unico esempio di abitazione futurista giunto intatto sino a oggi, in quanto interamente progettata e realizzata sotto le direttive del progettista e nel corso degli anni la costruzione non ha subito modifiche. Questo esempio di abitazione - laboratorio - negozio, che attualmente è sede della ditta Ceramiche Mazzotti, fu il fulcro e il simbolo di un fiorente periodo artistico che spaziò dal Futurismo sino agli anni Cinquanta e Sessanta, coinvolgendo atisti del calibro di Enrico Prampolini, Fortunato Depero, Filippo Tommaso Marinetti, Nicolaj Diulgheroff, Arturo Martini, Fillia, Farfa, Bruno Munari, Agenore Fabbri, Lucio Fontana, Enrico Baj, Asger Jorn, Karel Appel, Piero Manzoni, Giuseppe Capogrossi, Corneille e molti altri.

Tullio d'Albissola - N. Diulgheroff, ceramiche

Ma è il periodo futurista quello che mi coinvolge di più, quel laboratorio sperimentale di forme e colori che con un deflagrante boato di bellezza ruppe tutti gli schemi iconografici fino ad allora conosciuti, dando un taglio netto al passato e buttandosi a capofitto nel Futuro.
Vi lascio alcuni dei capolavori che ho avuto la fortuna di ammirare, toccare studiare durante quei due anni meravigliosi.
Io intanto vado a rispolverare quella cassettina di musica mod, che mi è venuta voglia di muovere i piedini.

N. Diulgheroff per MGA, 1930-31 c.a.
N. Diulgheroff per MGA, 1930 c.a.

N. Diulgheroff per MGA
N. Diulgheroff per MGA, 1931 c.a.

N. Diulgheroff per MGA

N. Diulgheroff per MGA

N. Diulgheroff per MGA 1930 c.a.
N. Diulgheroff per MGA

6 commenti:

  1. Risposte
    1. sai che io andavo in pellegrinaggio alla fabbrica Mazzotti almeno due volte l'anno? malata....

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  2. Adoro gli angoli stondati di quell'edificio. E le font futuriste sono Over the Top. Okay,okay, adesso mi do una calmata.

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  3. brava mi hai rellegrato la giornata. hai lo spirito giusto per vivere questa vita. Vanni

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    1. unknown non mi piace. newyanek@gmail.com meglio. vanni

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  4. Ma pensa inserendo un nome in ricerca apro delle immagini ed arrivo in questo squisito spazio...le mie adorate terraglie Albisolesi,le inarrivabili(per me) ceramiche futuriste,ed eccomi a scriverti due righe per farti i complimenti,e confermarti quella che per il sottoscrtto è stata passione contagiosa.
    Proprio così,contagiato dalle accattivanti vetrine di un amico piccolo antiquario e collezzionista,e dalle ormai molte letture inerenti,tu ti sei soffermata su un periodo ed uno stile preciso,io spazio dal deco ai primi anni 50(poco) e fabbriche quali: ovviamente m.g.a.fenice,c.a.s.casa dell'arte,spica, come non rimanere affascianti da certe forme e colori
    Per quanto riguarda il discorso da te sopracitato anni 50-60 ti segnalo volentieri "l'avventura artistica di Albisola"di Margherita e Luciano Gallo Pecca,ma sicuramente l'avrai già letto.
    A poca distanza dalla casa museo Mazzotti,c'è la casa di Manlio Trucco nonchè sede del locale museo della ceramica che purtroppo non rende giustizia a questo lungo e importante periodo artistico vissuto in questa cittadina,saluti,Paolo.

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