martedì 22 maggio 2012

Una casa in testa


Forse l'ho già detto, comunque ve lo ripeto e non escludo di ricordarvelo, in futuro: io ho una vocazione mancata, che è quella di salvare le case. Che si tratti di dimore storiche, di vecchi ruderi abbandonati alle erbacce e alle intemperie, che siano obbrobri degli anni Sessanta con un milione di potenzialità, non importa, se sono abbandonate io desidero portarle a nuova vita. Ovviamente non ho nessun mezzo per poterlo fare, ma questa è tutta un'altra storia.
Sono contraria alla trasformazione delle case - per esempio quelle realizzate dai grandi architetti nel secolo scorso - in musei. Non fraintendetemi, piuttosto di lasciarle cadere a pezzi, o di abbatterle per fare spazio a un inutile e orrendo centro commerciale (come è accaduto a Casalpusterlengo - LO - dove una casa razionalista è stata rasa al suolo senza remore, facendo incassare al comune, probabilmente, una bella somma di denaro, alla faccia della storia) meglio trasformarle in musei. Ma le case sono vive, hanno un'anima, che è la somma di chi le ha concepite e di chi le ha abitate nel tempo.
Sta qui il valore della ristrutturazione, ridà vita recuperando la storia. Io mi immagino le vite dentro le case degli altri, e non c'è pensiero che mi renda più felice, riguardo a una casa, che saperla viva e vissuta da qualcuno. Mi rattrista invece, quando qualche bell'edificio storico è adibito a ufficio pubblico, con fancoil e luci al neon. E quanti sono in Italia! Quanti i casali lasciati andare in rovina! Guardate solo ai cascinali lungo le autostrade, abbandonati probabilmente perché troppo vicini a quel nastro di rumore e smog. E così la storia architettonica delle nostre campagne viene cancellata senza che nessuno se ne renda conto. E soprattutto senza che a nessuno importi. I centri storici non se la passano meglio. Perché il guadagno è l'unico elemento che importa, e invece di ricavare due appartamenti in una vecchia casa di cortile, meglio buttarla giù e lasciare spazio (be', poco spazio ma chi se ne frega) a un paio di palazzi a cinque piani e trenta appartamenti, o giù di lì.
No, non mi piace. Architetti che capitate su questo post unitevi.

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