mercoledì 9 maggio 2012

Avvertenze d'uso: questa non è una recensione



Ho appena finito di leggere un romanzo che mi ha coinvolto appassionatamente, mi è piaciuto da morire e mi ha fatto piangere come un vitello, in luogo pubblico per giunta. Anzi, per essere precisi, su trasporto pubblico.
Il libro in questione è The hand that first held mine di Maggie O'Farrell, pubblicato in Italia da Guanda con il titolo La mano che teneva la mia. Si tratta di un intreccio temporale, tra una storia degli anni Cinquanta e Sessanta e una dei giorni nostri. All'inizio l'unico elemento che si trova in comune, tra le due, è Londra. Ma c'è molto altro. Dato che la cosa che temo di più è rovinare la lettura a qualcuno, non dirò assolutamente nulla della trama, solo che la protagonista (perché è lei la protagonista, su questo non c'è dubbio) è Lexie Sinclair, una donna moderna, nel vero senso del termine, una donna capace, tenace, una madre single, una giornalista dei bei tempi andati, in una Londra che profuma di carta e inchiostro e pittura per quadri.

Ho letto questo romanzo in formato e-book, e devo dire che la lettura non ne risente affatto, il coinvolgimento è lo stesso, nonostante manchi tutto quell'aspetto sensoriale che completa l'esperienza cartacea. Alla fine, però, pensando a come certi oggetti, che appartenevano alla storia passata, sono ricomparsi nella storia presente, mi sono detta: ma che cosa rimarrà di questo romanzo che ho letto? Intendo della copia che io ho letto, ovviamente, delle mie sottolineature, dei miei commenti. Mi figlia non troverà mai la mia esperienza di questo romanzo quando svuoterà la mia casa per venderla o affittarla, dopo la mia morte. Certi libri devono essere stretti tra le mani, non ce n'è. Allora si possono leggere in e-book solo libri di nessuna importanza? Be', non mi spingerei ad affermare una cosa del genere, perché l'e-reader ha tanti vantaggi, come ho già detto qui. però questo romanzo di Maggie O'Farrell è uno di quelli che, appena giunti alla fine, vorresti ripercorrere all'indietro, in quel modo casuale che viene dal far rotolare le pagine tra le dita, finché non scorgi una sottolineatura. E allora ti fermi per rileggere la frase.
E lo stesso vale per le fotografie. Che cosa rimarrà dei nostri archivi fotografici per i nostri figli? I file non sono oggetti che si tramandano. Stiamo forse creando un mondo idrosolubile (eh, almeno!), che sparirà appena ci saremo goduti il caffè? Be', io intanto corro ad allestire un bell'album di foto ricordo.


2 commenti:

  1. Quanta sintonia con quello che scrivi...

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  2. Secondo me il vintage va molto, in questo periodo, perché sentiamo che ci sta sfuggendo qualcosa, e per capire il presente dobbiamo aggrapparci al passato. Non trovi? :)

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