mercoledì 15 giugno 2011

Che ci azzeccano Gianni Rodari e Iggy Pop?


Questa giornata non è cominciata per niente bene.
Un colloquio che non ho potuto colloquiare perché non avevo capito niente a prescindere.
Una macchina che decide di abbracciarne un'altra con impeto, come se non la vedesse da mesi, come se fosse il suo amore perduto, come se di lei non potesse davvero più fare a meno. La passione tra automobili non era contemplata nella mia mattinata.
Mentre mi recavo in ufficio a bordo della mia macchina innamorata, ho avuto una visione.
Il semaforo che ci si stava avvicinando a velocità moderata - e a questo punto potevo solo sperare che la mia LoverMachine non decidesse di amare incondizionatamente anche lui - era di un colore intenso. Un colore che non era né rosso né giallo né verde. Era blu. Non un blu slavato, pastello, zuccherino, ma un blublublublublublu.



Immediatamente ho pensato alla favola Il semaforo blu di Gianni Rodari. La mia preferita:




Una volta il semaforo che sta a Milano, in piazza del Duomo fece una stranezza. Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu, e la gente non sapeva più come regolarsi.
- Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?
Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l'insolito segnale blu, di un blu che così blu il cielo di Milano non era stato mai.
In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:
- Lei non sa chi sono io!
Gli spiritosi lanciavano frizzi:
- Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.
- Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini.
- Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l'olio d'oliva.
Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all'incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente.
Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare:
- Poveretti! Io avevo dato il segnale di via libera per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio.

D'accordo, adesso fate un bella cosa. Prendete le vostre ali. Tutti ne abbiamo un paio, ma può anche essere che qualcuno le abbia smarrite lungo la strada.
Fa niente. Se non le avete, affittatele, compratele al mercatino delll'usato, chiedetele in prestito. Non importa se sono logore, sporche o in pessimo stato. L'importante è che non abbiamo buchi troppo evidenti.
E poi usatele. Ogni santissimo giorno. Perché vi assicuro che quello che da terra vi appare uguale e monotono, privo di fantasia e di colore, dall'alto vi sembrerà tutta un'altra cosa.
Ah dimenticavo, ogni volo che si rispetti ha bisogno della sua colonna sonora.
Oggi vi consiglio questa.
Io userò le mie ali stasera al concerto di Iggy Pop.
Sicuramente sarà un bel viaggio.





2 commenti:

  1. di un blu cosi blu che il cielo di milano non era mai stato

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  2. non so come fosse il cielo di Milano quando è stata scritta questa favola, adesso si può parlare al massimo di diverse tonalità di grigi...

    RispondiElimina

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