lunedì 28 marzo 2011

Chi ha paura di Lester Bangs?

Chi ha paura di Lester Bangs? Sicuramente Lou Reed ne aveva, se è arrivato a dire che le zone più oscure della sua musica sono state ispirate da lui. Chi non conosce Lester Bangs si è perso un pezzo di storia della musica, e non un pezzo qualunque. Basta dare un'occhiata alle date. Nel 1969 diventa giornalista free-lance e inizia a collaborare per Rolling Stone. Nel 1973 il sodalizio si interrompe bruscamente, Bangs viene licenziato e accusato di parlare male degli artisti. Il casus belli era stato un pezzo in cui Bangs stroncava i Canned Head. Dopo quell' incidente diventa collaboratore della rivista Creem fino alla sua morte, avvenuta nel 1983 - si dice - per un'overdose di sedativi.
La casa editrice romana Minimum Fax ha reso omaggio all'uomo "che ha inventato la critica rock e l'ha anche distrutta" pubblicando le sue opere in tre volumi, l'ultimo dei quali Impubblicabile!, uscito nel 2008, raccoglie pezzi brevi a metà tra saggi, racconti e autobiografia.
Non è facile per me parlare di Lester Bangs. Perché lo idolatro. Perché avrei voluto scrivere come lui, essere lui, senza filtri, pura emozione. Perché era un pazzo, drogato, ubriacone, incline all'autodistruzione. Perché era un fottuto genio.

Eccessivo, poco incline agli elogi e alle logiche di mercato, Bangs scriveva solo quello che voleva. Che non vuol dire solo ciò che gli piaceva. Le sue stroncature sono memorabili, come i suoi colpi di fulmine. Nutriva una vera ossessione per Lou Reed, culminata in quello spettacolo pirotecnico di parole e immagini che è stata la recensione a Metal Machine Music, il suo album più sperimentale: "Perché gli esseri umani senzienti trovano semplicemente impossibile restare in una stanza dove si ascolta quel disco. Con alcune eccezioni isolate: gli sfigati, i pazienti psichiatrici, i patiti dei film horror, i masochisti, i sadici, chi si fa di anfetamine, i fanatici dell'odio, gli sciroccati inebetiti dalla droga, altra gente con un sistema nervoso talmente deformato che gli sembra perfettamente accettabile, e in quest'ultima categoria forse rientra anche l'autore di questo articolo" (Creem, febbraio 1976). Il suo stile rinnegava l'oggettività come valore e rivendicava il diritto al punto di vista personale, all'emozione, alla sensazione filtrata attraverso un paio di lenti psichedeliche. Scriveva di getto, alla maniera dei beatnik, anche se già all'epoca di Creem la sua penna era più controllata e i suoi pezzi molto più curati. Era in tutto e per tutto figlio del Gonzo Journalism di Thompson.
Lester Bangs è stato la voce della controcultura americana, le sue opere lo specchio fedele di una società e di un'epoca. L'epoca musicalmente più eccitante che la storia ricordi.

Guida ragionevole al frastuono più atroce, Prefazione di Wu Ming 1, Minimum Fax, 2005, 16,50 euro, traduzione di Anna Mioni.
Deliri, desideri, distorsioni, Minimum Fax, 2006, 16,50 euro, traduzione di Anna Mioni.
Impubblicabile!, Minimum Fax, 2008, 12 euro, traduzione di Anna Mioni.

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