venerdì 25 marzo 2011

Il sapere, il potere e la Ferrovia



Per una che ha alle spalle studi umanisti come me, il sapere è un bagaglio che va condiviso per confrontarsi e accrescerlo.
Poi, però, anche i laureati in Lingue, Lettere, Storia, Filosofia ecc. presto o tardi, bene o male, entrano nel mondo del lavoro. Ed è lì, qualunque lavoro tu faccia, che ti rendi conto dello scollamento tra teoria e pratica.

Infatti, l'ufficio non è un luogo dove le persone collaborano, mettendo a disposizione le loro diverse competenze per raggiungere uno scopo comune. L'ufficio è una giungla, dove vige la legge del più forte, spesso del più furbo, e dove più che mai homo homini lupus est.
Qui ogni briciola di conoscenza in più sui dati, sulle decisioni aziendali o su qualsivoglia quisquilia conferisce potere rispetto a chi tale conoscenza non possiede.

Lo stesso succede nella società, dove, dai piccoli comuni ai grandi stati, la gente si divide in chi governa e in chi è governato. E nonostante sussista un rapporto eletto/elettore, il potere non sta mai nelle mani di quest'ultimo, perché i segreti di stato e le verità politiche non escono mai dalla cerchia dei soliti noti. Così il potere di scelta dell'elettore è limitato, se non addirittura fittizio, perché la trasparenza non è caratteristica di nessun politico.

Che dire poi delle religioni, che dalla preistoria a oggi hanno sempre diviso gli uomini in sciamani e profani, sfruttando i misteri divini per tenere in pugno la comunità?

Ma a chi giova non comunicare a una massa stanca e sconsolata di pendolari un ritardo di venticinque minuti, rischiando così che perdano anche il treno alternativo?
Bah, probabilmente a nessuno. È proprio questo che rende le Ferrovie italiane una S.S.S, Surreale Società di Servizi.

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