lunedì 18 aprile 2011

Pillole di pedagogia 1 - La madre inadeguata


Ho cercato di nasconderlo in tutti i modi, soprattutto a me stessa. Sono stata nell'ordine: comprensiva, empatica, frizzante, giocherellona, etica, biologica, educativo-pedagogica, complice. Ma anche severa, castrante, annoiata, stanca, oppressa, nervosa, spazientita, avvilita, eticamente ed ecologicamente scorretta. Non ce n'è, ci sono volte in cui non sono proprio capace di essere una mamma decente. Non so nemmeno se esista una soglia di decenza oltre la quale si può perdere il patentino, quello che ti danno il giorno in cui partorisci, quello intonso in cui non è segnata alcuna infrazione, nessun errore a cui riparare, i tuoi punti sono ancora tutti lì, e ogni cosa ti sembra possibile. Se quella soglia esiste io l'ho già superata. E dire che ogni giorno mi alzo con le migliori intenzioni, ma spesso sono proprio le buone intenzioni a rendere estenuanti le azioni e irraggiungibili i risultati... E poi, in mezzo a tanta stanchezza e frustrazione, quando penso che magari proprio licenziarmi no, ma una bella aspettativa di sei mesi dall'essere madre me la potrei quasi meritare, le parole di Janusz Korczak mi colpiscono come un pugno in faccia e mi ricordano cos'è che continuo a sbagliare, e il solo fatto di rendermene conto mi colloca a metà dell'opera.
Korczak la vedeva così:

Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.


Ecco, troppo spesso io spreco energie per chinarmi, abbassarmi, contorcermi, snaturarmi, pensando di fare bene. In realtà non capisco nulla, non posso vedere nulla da lì. Perché è vero che i bambini veleggiano ad altezze superiori, ed è proprio quando ti rialzi in piedi e punti gli occhi al cielo che cominci a intuire la portata delle loro emozioni e di conseguenza delle loro reazioni. Che è strabordante, impetuosa e spaventosa per un adulto. Ma solo finché non ne intuisci l'origine. Allora impari anche tu a mollare le redini, a lasciare l'ancora, a sollevarti leggero fino a loro. Succede per pochi istanti, non è una condizione permanente, perché l'essere grandi è per sua stessa natura pesante, ti intralcia e ti condiziona (lo sa bene Peter Pan, non aveva bisogno della polvere di fata per volare, lui!). Ma se ci si allena quotidianamente, a mano a mano diventa più naturale e aiuta, davvero!
Certo, nessuno forgerà medaglie della madre dell'anno con sopra inciso il mio nome, ma d'altra parte la perfezione non è mai stata una mia aspirazione. Mi limito a cercare di stare a galla e a non perdermi dei pezzi per strada, oltre naturalmente a essere felice. Perché - e questa è una cosa che ci si dimentica troppo spesso - i bambini imparano la felicità da noi.
Per la cronaca, Janusz Korczak era un pediatra, pedagogo, scrittore, poeta, libero pensatore ebreo che morì nel campo di sterminio di Treblinka nel 1942, assieme a duecento bambini ospiti di quella Casa dell’Orfano che dirigeva da circa trent’anni a Varsavia. Le sue opere sono state edite in Italia soltanto alla fine degli anni Novanta dalla casa editrice Luni. Tra queste: Il diritto del bambino al rispetto, Quando ridiventerò bambino, Come amare il bambino.
Ogni volta che penserò di essere una madre pessima, posterò su questo blog una citazione di Korczak, nel tentativo di ritrovare la strada.

11 commenti:

  1. bellissime riflessioni!!!
    Cerchero' i libri che suggerisci....
    Grazie

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  2. Sarà che è lunedì mattina (inoltrata), ma sei riuscita a farmi piangere. E ora voglio quei libri, perché di solito vado a braccio, ma forse qualche consiglio professionale non guasta mai.
    Cristina

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  3. grazie! ho scoperto Korczak da poco e non sono riuscita ancora a leggere nulla, ma "Il diritto del bambino al rispetto" entra a pieno diritto nella mia lista "libri da prendere in mano quando finalmente riuscirò a dormire la notte"...

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  4. ups cri, vuoi dirmi che sono stata troppo retorica e non abbastanza cinica come da copione? comunque, grazie!

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  5. Secondo me ti fai troppe pippe mentali...

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  6. Sono pronta a scommettere che Anonimo non è una mamma. Comunque grazie per il contributo, ogni punto di vista è il benvenuto. Oggi parlo in rima? Oddio!

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  7. caro anonimo, può anche essere vero, in effetti farmi pippe mentali è una mia prerogativa. se tu però mi argomentassi meglio il tuo punto di vista potrebbe venirne fuori anche una discusssione interessante....

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  8. Cristina sbaglia sono una mamma. E' solo che nn credo che sia utile stare troppo a pensare s'e si e' una "buona mamma" o no. N'è penso che abbassarsi o alzarsi faccia di te una buona mamma. In questo sono più basica: tuo figlio e' sereno, cresce bene ed e' allegro e curioso? Tutto bene. Tuo figlio da' i numeri ogni due per tre? Ops abbiamo un problema che potrebbe essere anche il papa' il nonno o lo zio oppure la relazione dei due genitori. Da valutare ma senza esagerare. Credo che uno dei modi per essere una buona mamma sia avere una vita oltre i figli, oltre il marito e gli amici. Un mondo interiore ricco ed un l
    po' di sano egoismo.

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  9. Tutta questa "attenzione" delle mamme degli ora 15enni, che poi nn si risolve altro che nel desiderio di vincere l'oscar della mamma perfetta, a mio avviso sta avviando una generazione di perfetti imbecilli

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  10. Certo sono d'accordo con te, Anonimo, anzi, Anonima, sul fatto che troppe pippe siano dannose, sia per il genitore che per il figlio/figli. Qualcuna ,però, ogni tanto, è bene farsela, come una sorta di check-up emotivo. Mettersi in discussione non è poi una cosa tanto brutta, a patto che non avvenga ogni tre minuti. Riuscire a raggiungere l'altezza emotiva dei bambini è sicuramente un'esperienza appagante, per noi e per loro. Certo noi siamo adulti, ma, a mio modesto parere, a volte lo siamo un po' troppo. Qui nessuno vuole l'oscar della mamma perfetta, perché sappiamo che non esiste e sappiamo che la perfezione è un pessimo esempio da offrire a un figlio, una meta irraggiungibile che non potrebbe far altro che frustrarlo. Quello che personalmente vorrei essere per mia figlia, tra le altre cose, è un esempio di autenticità. Ma forse, a questo riguardo, ha ancora lei qualcosa da insegnare a me.

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  11. sono pienamente d'accordo con te dul discorso degli stimoli, e lo dimostra il fatto che su questo blog non si parla solo di bambini, perché la mia condizione di mamma, per quanto preziosa, non è totalizzante e soprattutto non voglio che mi spenga quei pochi neuroni funzionanti che già mi sembravano un po' in agonia. Gli interessi che avevo prima cerco di coltivarli anche adesso, forse con tempi e modi differenti, ma sempre con la stessa passione.
    Per quanto riguarda invece l'eccesso di attenzione, non credo che sia un male, se praticata da lontano. Per attenzione non intendo iperprotettività soffocante, genere che io rifuggo come il diavolo con l'acqua santa. L'attenzione è tutto ciò che ti permette di capire in quale direzione ci si sta muovendo, come famiglia, e di centrare ogni tanto la posizione quando ti accorgi che è fuori asse. Perché secondo me la comprensione, che non deve essere confusa con il giustificare sempre e comunque, ma che invece deriva dalla conoscenza, pone le basi per un dialogo spontaneo e complice che secondo me sarà fondamentale negli anni a venire (leggi: gli anni in cui due ragazzine brufolose e col ciclo mi sbatteranno la porta in faccia urlandomi TI ODIO!)

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