venerdì 22 aprile 2011

Vecchia madre



Si svegliò lentamente, anche se in realtà non dormiva mai, una parte di lei era sempre sveglia.
Il sole era pallido, dietro una coltre di foschia che poco aveva a che fare con l’umidità mattutina e molto con l’attività industriale e umana in genere. 
Tutt’intorno la gente si spostava su grosse auto nere, lucide e più simili a dei furgoni. Che cosa ci dovevano trasportare? Bambini, forse... No, un bambino alla volta, sembrava.
Se ne andavano tutti i giro senza prestare la minima attenzione a lei, e lei si sentiva di nessuna importanza. Una vecchia inutile, che non teneva il ritmo, se non a costo della propria salute. Si pretendeva che andasse più veloce, per stare al passo delle sempre nuove esigenze, che non si lamentasse e non facesse mai rimostranze. Ma lei non resisteva allo stress e a volte esplodeva. Non lo faceva apposta, aveva a cuore gli altri come un’anziana madre, ma accadeva. Semplicemente sbottava.

A volte con un violento tremito, altre volte sembrava vomitare sangue, altre ancora piangeva tanto che si poteva pensare sarebbe franata sotto le sue stesse lacrime.
E tutto ciò portava distruzione e desolazione, morte e paura e preoccupazione. Ma mai pentimento.
Nessuno si fermava abbastanza a guardare per chiedersi se forse, con il suo comportamento aveva in qualche modo provocato quella catastrofe, direttamente o indirettamente. 
La gente si dava tanto da fare per ricostruire, soccorrere, ma poi, i più dimenticavano, e quelli colpiti dal suo sfogo sopravvivevano, come prima.
A lei sarebbe bastato che si chiedessero: potremmo vivere meglio? Ma meglio per loro era solo più moderno, più alla moda, più veloce.
Poi quella mattina in un angolo, vide gente che andava a piedi, in bicicletta, in monopattino, e tutti indossavano una maglietta bianca con una grande scritta verde. Earth Day 2011. Era il suo giorno? La sua festa? Avevano inventato una festa, per ricordare tutto ciò che si poteva fare per salvarla, per evitare di stressarla, per rendere la sua vecchiaia una nuova giovinezza.
Sorrise.
Ma il dolore che sentiva in fondo al mare, nei deserti/discarica, nell’aria pesante non diminuirono. 
Il suo cuore, però, iniziò a sperare.

Questo post partecipa all'Earth Day 2011

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