mercoledì 4 maggio 2011

iLove


Lei era lì, sulla banchina del metrò, da ormai dieci minuti. Erano già passati due treni, ma erano troppo affollati. Troppa gente, troppi germi, troppo poca distanza corporale. Troppo fastidio.
Prese l'iPod per alzare il volume, perché lì sotto i suoni rimbombavano e Parisian skies era registrato a volume troppo basso. La gente continuava ad arrivare giù dalle scale, colorata, varia. Si soffermò a guardare una donna con la gonna a fiori e le scarpe da ginnastica. È proprio vero che ognuno di noi si vede attraverso delle lenti rosa. O nere. Alla signora sarebbe convenuto cambiare occhiali.
Un ragazzo non troppo alto, con i capelli cortissimi tagliati in modo uniforme a tappezzargli il cranio come una moquette scura, si fece largo tra la gente e si fermò poco distante da lei. Appoggiò tra le gambe la borsa che aveva in mano, tolse dalla tasca un iPod e si infilò le cuffie nelle orecchie.
Nel gesto di tappare l'orecchio destro al mondo esterno e aprirlo alla musica, lui la vede.
Gli sguardi si incrociano fugacemente, come comprendendosi al volo. iGeneration.
 Il treno arriva. Si può salire.
Dopo solo due fermate lei già scende. E gli occhi di lui si alzano a guardarla allontanarsi, finché il treno riparte.

Sembra quasi un rituale. Un gesto mantrico. Ogni mattina almeno dieci minuti di attesa prima di salire sulla metropolitana. La gente che si incrocia non è sempre la stesa, ma quasi.
L'uomo pelato e incravattato che ricorda un ex arbitro di serie A non l'aveva mai visto. Mamma, quanto è alto.
Ma ecco. Anche oggi si fa largo tra la folla il ragazzo dell'iPod. Non che sia l'unico incuffiato. Ma nonostante non si possa dire che sia bello, ha un certo fascino. Quel fascino da cui lei si lascia volentieri affascinare.
Lei si accorge che lui la guarda nel solito modo veloce. A ritmo di Footloose. Forse, se fosse stato il turno di Imagine, il suo sguardo si sarebbe soffermato più a lungo sul suo abitino anni '60 che la fa sentire tanto irresistibile.
È tutto una questione di colonna sonora.
Lui ora le dà la schiena, così lei può soffermarsi a studiarlo. Treno per ABBIATEGRASSO 3 min. Ha tutto il tempo per iniziare bene la giornata.
Il treno arriva. Stracolmo.
Lei non avrebbe sopportato quella bolgia per niente e nessuno al mondo.
Lui non si muove. Evidentemente nemmeno lui ha fretta.
Slow-job.

L'indomani, starsene sulla banchina era meno piacevole del solito.
Fuori pioveva e lei se ne stava lì infreddolita, con l'ombrello fradicio tenuto a debita distanza, per evitare di bagnarsi i pantaloni. Molto opportunamente Kiss the rain di Billie Myers le solletica le orecchie, mentre il ragazzo dell'iPod entra nel suo campo visivo.
C'è troppa gente. Nessuno dei due sale sul primo treno.
Il secondo trasuda gente umida.
Il terzo sembra guidato da Caronte.
L'attacco delicato di Fix you, dei Colplay, le sussurra da vicino. Lei non può resistere. Muove le labbra come se stesse cantando. Il volto in estasi.
E mentre si immagina Chris Martin al pianoforte, i suoi occhi incrociano quelli di lui. Le loro labbra stanno mimando la stessa canzone.
If you never try, you'll never know
Just what you're worth
Cantano fissandosi fino al pezzo strumentale.
Increduli.
Si sorridono.
Senza togliersi le cuffie, senza dire una parola, riemergono in superficie, sotto il ritmo della pioggia.

©ilcestodeitesori - riproduzione riservata

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