mercoledì 18 maggio 2011

L'artista inconsapevole


Visitando BLDGBLOG mi sono imbattuta in un'immagine che mi ha rimandato alla pagina dell'American Primitive Gallery dedicata a Eugene Andolsek. Questo signore, che ha condotto per anni una vita normale, con gli affanni  e le insoddisfazioni di molti, se non di tutti, la sera, tornato a casa dal suo lavoro noioso, si metteva al tavolo e iniziava a disegnare con squadra e compasso, creando opere astratte che poi colorava, spazio per spazio. Il risultato sono immagini che ricordano da vicino il mondo magico dei caleidoscopi e anche i mandala orientali. E per lui, forse, erano proprio entrambe le cose: si concentrava sul disegno come in una sorta di momento meditativo, per poi sfociare in un mondo magico di libertà e leggerezza e felicità.
Una volta terminato il lavoro, lo richiudeva in un cassetto. Non ne ha mai appeso uno nemmeno in casa propria. Per lui non avevano alcun valore al di là del momento creativo che rappresentavano.
Solo quando, ormai anziano, si vide costretto a chiedere aiuto e a ritirarsi in una struttura di accoglienza, uno degli assistenti riconobbe il valore intrinseco nei suoi lavori e si rivolse all'Andy Warhol Museum di Pittsbugh.
Storie del genere mi lasciano sempre di buonumore, non solo per la scoperta dell'artista, ma anche per l'attenzione che ancora qualcuno pone agli altri. Se quell'assistente si fosse limitato a svolgere il suo lavoro e a farsi gli affari propri, quei disegni sarebbero rimasti nascosti per sempre e il signo Andolsek non avrebbe mai saputo di essere molto più di un umile impiegato, di essere una persona speciale che vede in modo speciale. Uno sguardo così non lo si può tenere per sé.
Mostrando qui un paio delle sue opere, spero di non violare nessun copyright.

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