martedì 3 maggio 2011

LA RAGAZZA CON L'OMBRELLO VIOLA


Pioveva ormai da diciassette giorni consecutivi. Una pioggia costante, non troppo intensa e non troppo debole. Sembrava che le nuvole avessero ingaggiato una battaglia per ingrigire la terra. E sembrava che stessero avendo la meglio.
Erano le sei e un quarto del pomeriggio e Penelope avrebbe dovuto lasciare l'ufficio per tornare a casa. Ma, seduta alla propria scrivania, guardava la pioggia fuori dalla finestra ed esitava. Temeva che le sarebbe successo ancora.
Quella mattina, arrivando, aveva aperto l'ombrello due volte, e due volte un pupazzetto colorato era caduto per terra, sull'asfalto bagnato. Dritto e orgoglioso. La prima volta si era trattato di un cavallino rosso, di plastica, con la criniera blu.
Penelope si era spaventata. Aveva pensato a un insetto, un ragno, o qualcosa di altrettanto schifoso. Lungo la strada si era distratta, pensando a quanto fosse musicale un mondo sotto la pioggia, e si era fermata al solito bar per la colazione. Cappuccino con cacao e brioche alla crema. Come sempre.
Uscendo aprì il suo bell'ombrello viola e... toc. Un altro pupazzetto cadde sull'asfalto bagnato. Una rana verde con le macchie gialle. Penelope controllò l'ombrello. Era vuoto. Non aveva meandri dove si potessero nascondere oggetti. Raccolse la rana, per esaminarla da vicino. Era una piccola, semplice rana di plastica.
Rimase indecisa se infilarla in tasca, ma alla fine la posò di nuovo nel punto esatto dove era caduta. Sembrava giusto così.
La pioggia non cessava e Penelope non aveva alternativa che uscire con l'ombrello.
Si infilò l'impermeabile rosso con estrema lentezza, afferrò l'ombrello e uscì.
Nel buio della sera il grigio si era fatto più scuro.
Penelope aprì l'ombrello e... toc. Di nuovo. Una farfalla multicolore.
Penelope rimase immobile e chiuse l'ombrello. La pioggia le macchiò l'impermeabile.
Con uno scatto improvviso Penelope riaprì l'ombrello e... toc. Un gattino azzurro.
Era magia. Ma che scopo aveva? Inondare il mondo di animali di plastica? E succedeva solo a lei?
Iniziò a camminare verso casa, osservando con attenzione tutti coloro che erano in procinto di aprire un ombrello.
Niente.
Tutto sembrava normale, fuori. Ma sotto quella cupola viola...
Quando andò a dormire, quella sera, Penelope decise che il suo era un dono. E come ogni dono doveva essere usato per uno scopo. Lei avrebbe popolato la città di pupazzetti colorati.
Andando al lavoro iniziò a cambiare bar ogni giorno. Anzi, aveva anche studiato percorsi alternativi per andare e tornare in strade sempre diverse e lasciare il suo regalo.
Un orsetto fucsia qui, un ippopotamo giallo là, una giraffa a righe su, una tigre a pois giù.
Tutte le vie e le piazze dove passava erano molto più colorate, adesso, nonostante la pioggia e il cielo plumbeo.
A Penelope piaceva fermarsi a osservare le reazioni dei passanti alla vista dei pupazzetti. Qualcuno li guardava con sospetto,  altri li ignoravano del tutto e qualche altro ancora sorrideva.
I bambini, invece, si fermavano, li accarezzavano, ma poi li lasciavano lì dov'erano, come se capissero che era proprio lì che dovevano stare.
Ne parlarono persino i giornali, ma nessuno riuscì a scoprire che l'artefice del fatto era la ragazza con l'ombrello viola che lavorava dalle nove alle sei presso uno studio dalle grandi finestre.
Lei, più che l'artefice, si considerava un mezzo, e non avrebbe parlato di fatto, quanto di prodigio, perché il vero artefice rimaneva insvelato.
E intanto pioveva. Piovve per venticinque giorni consecutivi e il ventiseiesimo il sole faceva luccicare tutte quelle superfici bagnate.
Anche gli animaletti colorati luccicavano, ma lì, sotto il sole azzurro, sembravano meno speciali.
Penelope non doveva più aprire l'ombrello. Il suo compito sembrava finito, ma le si stringeva il cuore a passare per le strade e vedere i suoi piccolini fermi immobili e ormai inosservati al loro posto.
Allora decise che li avrebbe resi ancora più speciali.
Nottetempo, quando le strade erano pressoché deserte, Penelope uscì e cambiò di posto ai pupazzetti colorati. Dove prima c'era il cavallino rosso, ora c'era un cagnolino arancione, al posto dell'orsetto fucsia si ergeva orgoglioso un gufo blu.
La mattina seguente i primi ad accorgersi dello strepitoso cambiamento furono i bambini, e poi i genitori, e infine tutti quanti.
Ogni giorno gli animaletti colorati cambiavano di posto e nessuno usciva più di casa senza interessarsene. Erano anche diventati un diffuso argomento di conversazione.
Penelope era soddisfatta della propria iniziativa. Adesso sì che poteva definirsi l'artefice.
L'artefice della vita degli animaletti di plastica.



©ilcestodeitesori - riproduzione riservata

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